Terni Pop Film Fest

In un vivace resoconto, le prime tre giornate del festival umbro

La critica italiana, nel corso degli anni, si è spesso accanita contro un’idea di cinema popolare incarnata il più delle volte dai tanto discussi “cinepanettoni” e da altre pellicole costruite attorno ai grandi nomi della comicità. Adesso pare giunto il momento del riscatto. Tutto ciò, grazie a una nuova manifestazione cinematografica nata in Umbria, proprio per dar voce a quel cinema orientato verso il grande pubblico e ai suoi indiscussi protagonisti. Le date? Dal 27 al 30 settembre 2018. Ed eccoci così al primo giorno, anno zero. Secondo un grande scrittore come Emil Cioran, gli inizi delle cose sono i soli a possedere un barlume di verità, per cui abbiamo voluto proprio esserci, a questo battesimo del fuoco della nuova cinematografica, il Terni Pop Film Fest, che aspira quindi a trattare col rispetto che meritano quei prodotti cinematografici troppo spesso bistrattati dalla critica più seriosa. Messo da parte il dispiacere per la defezione di Guido De Angelis, colonna degli Oliver Onions il cui arrivo è stato bloccato da circostanze inattese, l’eccezionalità degli incontri che hanno caratterizzato la prima serata del festival ci ha comunque posto nella direzione giusta. Garantendo così il giusto trasporto da parte del pubblico, per il quale del resto tale evento è stato pensato. Difatti, se al Cinema Politeama di Terni il pomeriggio era cominciato col tributo alla bravura di Christian De Sica, ovvero con la proiezione de Il conte Max, remake del film di Camerini (Il signor Max, 1937) con protagonista suo padre Vittorio, assoluto principe della serata è stato invece un grosso (tanto per il fisico che per la generosità) personaggio, la cui scomparsa ci aveva addolorato parecchio: Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer. Per ricordare l’amatissimo attore è stato proiettato sul grande schermo Altrimenti ci arrabbiamo, esperienza quasi lisergica. Ma soprattutto gli organizzatori del festival hanno voluto farci un grosso regalo, lasciando che a introdurre l’evento fosse proprio la famiglia di uno dei volti più popolari del cinema italiano, intorno alla cui carriera e al così amabile carattere sono stati subito sciorinati molteplici aneddoti.

Ma c’è di più: la vita di Bud Spencer diventerà presto un film! Al momento si sta lavorando alla sceneggiatura, che ripercorrerà la vita di Bud prima del suo debutto nel mondo dello spettacolo. Anche perché è stata sempre notevole la curiosità degli ammiratori, riguardo al versante umano e alla precedente carriera sportiva del loro beniamino. Questo quindi l’annuncio fatto da Giuseppe Pedersoli, figlio di Carlo, durante la cerimonia d’apertura che l’ha visto sul palco assieme all’altra figlia Diamante e al nipote Alessandro Pedersoli, i quali hanno raccontato non solo alcuni curiosi aneddoti relativi alla carriera del grande attore napoletano, ma anche e soprattutto il lato più personale di “Papà e nonno Bud”.
Non potevamo non cominciare con lui” – hanno spiegato i direttori artistici Simone Isola e Antonio Valerio Spera – “visto che i suoi film hanno segnato quattro generazioni”. Sotto i riflettori i grandi miti del cinema popolare di casa nostra, sì, ma pure qualche giovane promessa: tra gli ospiti di questa prima giornata ci ha fatto un’impressione senz’altro positiva, sia per le motivazioni che lo guidano sul set che per il talento dietro la macchina da presa, un cineasta emergente come Alessandro Grande. La notorietà gli sta arrivando ora con Bismillah, cortometraggio che ha già mietuto un successo dietro l’altro. A Terni però lo si è voluto omaggiare (e premiare), mostrando qualcosa di più di un percorso artistico molto interessante, e ancora in evoluzione. A partire da un altro corto datato 2013, quel Margerita impreziosito peraltro dalla presenza di Moni Ovadia, che evidenziava già la capacità del giovane autore di trattare temi sociali molto attuali con un piglio non convenzionale, con quella “leggerezza” in grado di apparentarlo per vie traverse alla nostra idea di cinema popolare. Possiamo pertanto concludere che la sua partecipazione ha ulteriormente arricchito una prima giornata, quella del 27 settembre, che, tranne per l’amarezza dovuta all’assenza di Guido De Angelis, non ha deluso le aspettative.

La seconda giornata del Terni Pop Film Fest ha avuto inizio, nel pomeriggio di venerdì 28 settembre, con un altro appuntamento della retrospettiva “Cristian De Sica, regista”, ovvero la proiezione del film The Clan (2005): un’ottima occasione per ripassare la filmografia del nostro, nell’attesa quasi messianica che si palesi in carne ed ossa a Terni, durante il weekend. A seguire l’incontro col pubblico di un lanciatissimo Moisé Curia, astro nascente del cinema italiano.

Ma il piatto forte della giornata era atteso ovviamente la sera, dato che il festival umbro è stato scelto per la prima mondiale di una commedia che, ne siamo sicuri, metterà un po’ di pepe in più nella già accesa diatriba tra vegetariani e carnivori (o meglio, onnivori), facendolo però con quella simpatia innata che caratterizza l’intero cast.
Si sta parlando qui di Non è vero ma ci credo, ed è stato oltremodo piacevole, credeteci, sentirlo introdurre in sala ed anche prima, durante la conferenza stampa appositamente organizzata, da personaggi come l’inossidabile Maurizio Mattioli, la “pasionaria” animalista Loredana Cannata, la splendida pin up Micol Azzurro; oltre naturalmente al noto duo di Magic TV, Nunzio e Paolo, sulla cui verve è stato costruito il lungometraggio diretto da Stefano Anselmi.
Nunzio Fabrizio Rotondo e Paolo Vita sono qui due mariti in crisi (tema anche questo molto attuale), che per non deludere ancora una volta le mogli, rapaci donne in carriera, arrivano a inventarsi un curioso escamotage pur di farsi finanziare proprio da loro un ristorante vegetariano. Sono stati però mal consigliati. La dritta gli era arrivata, del resto, da un misterioso faccendiere (Mattioli, per l’appunto), che tali locali li usava non per aderire alla causa vegetariana guadagnandoci sopra il giusto, come immaginavano i fin troppo ingenui Nunzio e Paolo, ma per coprire loschi traffici. Con la crisi del ristorante, però, arriverà loro una proposta non meno azzardata: trasformare quel punto di ristoro orgogliosamente vegetariano in una bisteccheria! Tra ovvie crisi di coscienza, equivoci a ripetizione e svolte inattese, che non ci sembra opportuno rivelare, si troverà quel miracoloso equilibrio in grado di far convivere l’etica animalista dei protagonisti con la sacrosanta volontà di evitare, assieme alla bancarotta, l’ira funesta delle consorti…
Il film, come dicevamo, strappa simpatia. La crew capitanata da Nunzio e Paolo ha innanzitutto il merito di aver individuato un tema decisamente attuale e di averlo sviluppato in modo scanzonato, genuino, evitando ogni possibile settarismo come anche una trattazione troppo banale. Ciò che a volte latita però è proprio la comicità. Tanta la cura posta nella “confezione”, quando poi la sceneggiatura finisce per arrancare un po’, a metà film, tra sketch telefonati ed altri alquanto ripetitivi. Peccato, perché i personaggi sulla carta sono divertenti e, vista la loro natura di outsider, rappresentano anche soggetti coi quali è facile empatizzare. Detto questo, Non è vero ma ci credo è comunque un intrattenimento leggero da cui possono scaturire vivaci conversazioni tra carnivori, vegetariani e vegani, per cui un salto al cinema (ora che uscirà nelle sale) lo meriterebbe senz’altro, magari in compagnia di qualcuno che abbia abitudini alimentari diverse. Per poi proseguire il discorso a tavola, è chiaro!

Sono stati due, invece, gli appuntamenti imperdibili della terza giornata del Terni Pop Film Fest, ossia sabato 29 ottobre. Dopo aver assistito in TV a un derby infuocato (e risoltosi nel miglior modo possibile, per chi ha il cuore giallorosso) siamo corsi a seguire l’aperitivo con Neri Parenti, che si è confermato un uomo di spirito e anche di classe, considerando le risposte così signorili date a qualche elemento un po’ troppo sopra le righe, acquattato tra il pubblico. Ma non è di questo che parleremo ora!

La sorpresa del giorno è stata difatti il film proiettato in serata: senza alcun dubbio Un nemico che ti vuole bene è la black comedy che non ti aspetti. Quantomeno sugli schermi italiani. Già, basti pensare che il lungometraggio girato tra le Puglie e qualche amena location elvetica da Denis Rabaglia, regista svizzero con cittadinanza italiana, su alcuni siti di casa nostra viene catalogato come commedia e in altri addirittura come thriller. Si vede che il cinema prodotto nello stivale e la critica che vi si rapporta hanno poca confidenza con certe sfumature. Eppure, è proprio da talune atmosfere, dal laconico umorismo tendente al nero, che questa piccola produzione impreziosita da un cast parimenti eccentrico trae parte della sua originalità, sufficiente verso la fine a chiudere un occhio su alcune incertezze di sceneggiatura.
Presentato in anteprima nazionale qui a Terni, dopo aver debuttato a Locarno 2018, Un nemico che ti vuole bene proprio in terra umbra ci ha offerto la possibilità di apprendere, dal regista stesso, un fatto assai curioso: pare infatti che l’anomalo soggetto sia stato ispirato a Rabaglia dal bizzarro aneddoto raccontagli da un illustre collega, l’autore polacco Krzysztof Zanussi, il quale a sua volta avrebbe appreso sì strana storiella a tavola, da un sedicente killer georgiano. Sempre che nel rincorrere la matrice dell’episodio non si sia già persa la rotta, intendiamoci. Fatto sta che Zanussi avrebbe acconsentito a una richiesta del collega svizzero, lasciando che fosse proprio lui ad attivarsi per trasformare il frutto di quel momento conviviale nella traccia di un vero e proprio progetto cinematografico. E già questo ci pone in circostanze abbastanza eccezionali…
Dopo un prologo degno di qualche eurospy degli anni ’60, Un nemico che ti vuole bene ci catapulta a freddo nel brusco incontro tra i due protagonisti: in una notte buia e tempestosa il professor Enzo Stefanelli (un Diego Abatantuono qui particolarmente misurato e sornione) salva la vita a quel giovane ferito da un’arma da fuoco, che gli aveva anche puntato la pistola addosso pur di farsi curare senza passare dal pronto soccorso. In cambio l’uomo colpito (Antonio Folletto, vera e propria rivelazione del film), un killer professionista dal misterioso passato, insiste affinché gli sia data occasione di trovare e uccidere un qualsiasi nemico del professore, per potersi così sdebitare. Sebbene Enzo affermi di non avere nemici, l’altro si mette subito all’opera, creando un certo scompiglio nell’esistenza apparentemente quieta dell’uomo che precedentemente gli aveva salvato la vita. In principio scettico, il professore farà grazie a lui una serie di sconcertanti scoperte…
Di questa insolita black comedy, tirando le somme, ci sono piaciute parecchio le stuzzicanti premesse, relative al paradossale rapporto instauratosi tra i due personaggi principali, un rapporto che oscilla di continuo tra diffidenza e amicizia, tra riconoscenza e timore, generando poi una inaspettata escalation comica allorché la famiglia del professore viene coinvolta poco alla volta nella vicenda. Peccato soltanto che nell’avvicinarsi alla conclusione lo script perda un po’ di colpi, sfilacciandosi eccessivamente e risolvendo in modo un po’ semplicistico alcuni snodi cruciali. Ma quella realizzata da Denis Rabaglia con l’ausilio di un cast decisamente accattivante, in cui figurano anche i nomi di Antonio Catania, Massimo Ghini, Andrea Preti, Mirko Trovato e Sandra Milo, resta in ogni caso una piacevole anomalia, quantomeno per il panorama nostrano.

 

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