IL MATURO RICK ASTLEY

Tiene il palco come ai vecchi tempi

RICK ASTLEY 

Palacio de Congresos, Madrid, 12 ottobre 2018

 

Ho imparato ad apprezzare questo, allora, ragazzo nel lontano 1987 quando la sua frizzante pop-dance spadroneggiava nelle nostre classifiche con l’indimenticabile “Never gonna give you up” e poi ancora con altri brani che per circa tre anni sono stati i ritornelli della mia gioventu’. Poi il buio.
Due anni fa, dopo un lungo periodo di involuzione musicale che lo ha portato a perlustrare altri generi musicali forse anche piu’ impegnati eccolo assestare al mercato due ottimi album, 50 e adesso Beautiful life che ha dato il nome al tour tuttora in corso.
La mia forte curiosita’ e il piacere di rivederlo in auge mi ha spinto ad assistere a un suo concerto.
Nella cornice del maestoso Palacios de Congresos in Madrid conquisto ottimi biglietti che mi fanno assistere a un concerto di quasi due ore davvero entusiasmante.
Ho visto un Rick Astley davvero in forma sia sotto il punto di vista fisico che sotto quello artistico… Il ciuffo rosso e il suo loden chiaro sono stati sostituiti da un completo scuro molto elegante mentre il capello rosso continua a rimanere una sua prerogativa fissa.
Come dicevo il concerto e’ stato coinvolgente in quanto Rick ha saputo interagire con il pubblico continuamente con gag, discorsi, imitazioni (esilarante quella sulla pubblica sicurezza presente in loco) senza comunque difettare in quello che doveva essere il primo obiettivo: fare bella musica. La voce un po’ nasale e’ rimasta intatta, forse piu’ matura con continue modulazioni in base all’effetto voluto rispetto alle canzoni espresse e il trasporto del pubblico e’ stato inevitabile.
Due ore scarse di concerto sono filate via piacevolmente, con la voglia di ballare fino all’ultimo secondo. Sono stati proposti ben 12 pezzi degli ultimi due album, testimonianza della validità dei suoi ultimi lavori tra i quali Beautiful life e Angels on my side che sono state le mie preferite piu’ i suoi cavalli di battaglia (Together forever, She wants to dance with me, Whenever you need somebody, Take me to your heart e l’immancabile Never gonna give you up) e Cry for help, unico brano riproposto del suo periodo “di mezzo”.
Sorprendente e’ stato il momento nel quale si è cimentato alla batteria lanciandosi in una sfrenata cover di Highway to Hell degli Ac Dc mostrando di essere assolutamente polivalente, veramente un artista da considerare e per me, di estrazione rockeggiante,e’ stata una bellissima sorpresa.
Il concerto si e’ concluso con la struggente Try, canzone che ha commentato con grande trasporto in quanto da lui scritta in un particolare momento della sua vita.
Giudizio finale assolutamente lusinghiero per un artista che ha saputo ricrearsi una nuova carriera dopo i fasti di prim’ordine di fine anni 80 con una musica piu’ matura ma pur sempre brillante e godibile.
Complimenti Rick… tu che sei stato la copertina dei miei sogni da adolescente e che ancora oggi sei in grado di regalare emozioni.
Emanuele Lo Porto

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