5 (Cinque)

di Claudia Pandolfi

 

 

REGIA: Francesco Dominedò - SCENEGGIATURA: Francesco Dominedò, Walter D’Errico, Riccardo Papa - ATTORI: Matteo Branciamore, Stefano Sammarco, Christian Marazziti, Rolando Ravello, Alessandro Borghi, Lito Vitale, Massimo Bonetti, Angelo Orlando, Giorgia Wurth, Francesco Arca, Francesco Venditti, Claudia Zanella, Loredana Solfizi, Alessandro Tersigni, Emma Nitti - FOTOGRAFIA: Michele D’Attanasio - GENERE: Drammatico, Thriller

 

La storia è tutta romana ed ha come location Quarticciolo e Roma est. Una storia di criminalità, con personaggi che sembrano usciti da un fumetto. I 5 ragazzi si conoscono, adolescenti in riformatorio, ciascuno rinchiuso per piccoli reati. Cresciuti in mezzo alla strada, riescono a portare a termine una grossa rapina, improvvisandosi come professionisti. Il facile guadagno, le donne e la bella vita che ne saranno l'illusoria conseguenza, che li porterà a varcare la soglia del limite dei successivi giri di affari che sono stati in grado di mettere in piedi. Le continue "dosi" di adrenalina e l'onnipotenza che sentiranno quasi come afferrare ciascuno nelle proprie mani, li condurranno in un mondo più agguerrito, più malvagio, più spietato di loro.

Cinque sono i sensi con cui l'uomo percepisce il mondo e interagisce con esso. Cinque è il numero della saggezza, sia quella legittima che quella proibita, ma soprattutto cinque sono Gianni, Manolo, Luigi, Emiliano e Fabrizio, legati da una fedeltà fraterna nella vita come nella morte.

Compagni di sventura dentro un riformatorio minorile e alleati per la sopravvivenza, i ragazzi rappresentano il prodotto di una periferia romana dove il guadagno illegale ha preso il posto del lavoro ed il riscatto sociale è rappresentato da una rapina fin troppo fortunata per essere vera. Ma non sempre cambiare vita si trasforma in un evento positivo. Inebetiti da un'enorme disponibilità economica ed inconsapevoli degli usi di una criminalità di alto livello, Gianni e compagni si lanciano in un gioco al rialzo di cui non conoscono regole e trucchi. Così, tra un traffico di droga particolarmente remunerativo, donne perennemente sull'orlo della prostituzione, alleati infedeli e la minaccia della mafia russa, i ragazzi del Quarticciolo giocano ai gangster senza pistole. I soldi non mancano così come la presunzione degli inesperti e dei deboli, ma la resa dei conti non tarda ad arrivare. La fama e la gloria hanno sempre un prezzo e per i cinque è il valore inestimabile della vita stessa.

Da quando Romanzo Criminale ha fatto la sua comparsa sul grande schermo, il cinema italiano sembra aver riscoperto il genere crime d'epoca. Michele Placido, regista di Romanzo Criminale il film, ha dato vita ad una vera ossessione che dal grande schermo è riuscita a contagiare anche la TV.

Nonostante si tratti di una produzione a basso costo questo esordio si piega ben più che ad un solo omaggio all'illustre predecessore. L'ambientazione periferica, la composizione del gruppo e la forte caratterizzazione dei cinque protagonisti completano un quadro dagli elementi fisici ed emotivi già conosciuti. Unica differenza la natura improvvisata, semplice e a tratti cialtronesca che contraddistingue questo nuovo gruppo di delinquenti troppo naif per competere con i professionisti del mestiere, a cui si accompagna una scenografia umana e ambientale così abbondantemente strutturata da rendere improbabile il possibile.

Francesco Dominedò organizza intorno ai protagonisti di 5 (Cinque) un ambiente degradato che si concretizza nell'eccesso. La realtà del quartiere e della periferia romana scompare quasi del tutto, lasciando alla rappresentazione dell'assurdo il compito di voce narrante. Così, oltre un tappeto musicale debordante, un costante uso dello zoom accelerato ed una serie di loschi figuri dall'impensabile esistenza, s'intravede una sceneggiatura che, con una certa costanza, cede alla tentazione della semplificazione.

  

 

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