ACCABADORA di Michela Murgia

MURGIA CONTRO DELEDDA

 

Di Angelo Fodde

 

Titolo: Accabadora

Autore: Michela Murgia

Editore:Einaudi, 2010

173 pagine

 

 

Il titolo del libro, Accabadora è un termine sardo, che trae origine dallo spagnolo acabar “finire” e significa “colei che porta fine”. Il romanzo, ambientato in una Sardegna anni ‘50, nel paese di Soreni, racconta la storia di Maria, quarta figlia di una madre vedova, che va a vivere nella casa della sarta Bonaria Urrai. Sebbene Tzia Bonaria abbia preso con sé Maria, offrendole un’eredità e un futuro e non chiedendo in cambio nulla, se non l’affetto e le cure nel momento del bisogno, Maria fatica a comprendere alcuni aspetti della vita della vecchia sarta, sempre vestita di nero, silenziosa, ma carica di un fascino misterioso, che la porta anche stranamente ad uscire nel cuore nella notte. In paese lo sanno tutti, ma Maria ignora che quelle uscite notturne fanno parte del mestiere dell’ Accabadora, di colei che entra nelle case per portar fine alle sofferenze con una morte pietosa.

 

Chissà perché non ho mai preferito la lettura di libri di scrittori sardi! A cominciare dalle scuole elementari, le medie ed il ginnasio ho dovuto “sopportare” l’obbligo (o quasi) della lettura dei libri della Deledda, romanzi semplici ma senz’altro fondamentalmente importanti della narrativa sarda, libri che mi sono stati utili solo per documentarmi su gli usi, tradizioni, caratteri della gente sarda.

La descrizione  tanto severa quanto genuina dei personaggi e dei luoghi in cui agivano hanno destato l’attenzione di chi, allora, conosceva la Sardegna in modo ben diverso.

La Deledda ebbe il merito di scrivere molti (e bene ) romanzi  tanto da meritarsi il Nobel per la letteratura!  Un traguardo che premiò lei e la sua Sardegna!

Io da buon sardo mi vanto di essere suo conterraneo ma mi rammarico per non aver letto con la dovuta attenzione tutti i suoi “capolavori letterari”! Le vicende, i personaggi etc. in essi descritti, forse (?), parevano a me già noti, infatti il mio scarso interesse per quel tipo di lettura mi spinse a leggere soltanto uno o due romanzi (quelli più noti certamente). Ricordo bene che di essi mi colpì ,e tuttora lo confermo, la particolare semplicità descrittiva.

Ciò che ho scritto finora rivela e conferma quanto scarso era allora  il mio interesse nei confronti della  narrativa sarda,ma oggi un fatto nuovo mi ha fatto decisamente cambiare parere.

Parlando per caso con amici  ho saputo che una mia conterranea, di un paese vicino alla mia Città, (neo scrittrice) aveva pubblicato un libro di ambiente sardo, descrivendo personaggi e situazioni interessanti con un gergo letterario  semplice ma nuovo,tale da essere scelto per la selezione finale del ben noto premio Campiello. I critici incaricati per la selezione furono unanimemente concordi ad assegnare a quest’opera addirittura il primo premio!

La conseguente edizione del volume ebbe una confortante diffusione ed un grosso successo fra i lettori.

 Per me,lo ripeto, è stato ed è motivo d’orgoglio, essendo l’autrice mia conterranea:

Ho acquistato il libro, l’ho letto e ne son rimasto entusiasta! Strano! Ma non riesco, nello stesso tempo a paragonare i due diversi stili delle due poetesse sarde nonostante le loro opere trattino la stessa materia e mirano a penetrare con diverso risultato nell’arcano ambiente della Sardegna.

Ritengo,però,che la giovane poetessa abbia raggiunto il successo proprio per il suo nuovo modo di esprimersi

Il volume in questione è intitolato ACCABADORA(*), l’autrice è Michela Murgia, nata a Cabras (OR) nel 1972. Nel 2006 ha pubblicato “Il mondo deve sapere” e “Tutta la vita davanti”, poi nel 2008 “ Viaggio in Sardegna”e nel 2010 il libro in questione.

Brevemente vorrei parlare del contenuto del testo, ma, confesso mi è difficile farne una sintesi e poi ritengo assolutamente inopportuno rivelare pure per sommi capi la vera importanza dell’opera.

L’ambiente, ovvio, è prettamente sardo, i personaggi,  mirabilmente descritti, agiscono in un paesino all’interno dell’Isola, dove le tradizioni, le usanze, i riti, le gerarchie non sono mai state superate dal progresso! Il rigoroso rispetto appunto di tali semplici forme di vita non “appiattiscono” gli attori ma ne esaltano le caratteristiche, tali da renderli subito familiari ed essere attratti dal loro modo di vivere.

C’è una vera  protagonista dall’inizio alla fine del romanzo,ma c’è anche un secondo personaggio, (dal fascino arcano) non meno importante che dà all’opera la vera “essenza”.

Leggendo il libro di Michela Murgia emergono momenti e personaggi di un mondo per molti ormai dimenticato, ma l’abile descrizione fa che siano ancora  attuali e degni di attenta riflessione!

A mio parere, non perché sono suo conterraneo, l’opera di questa giovane scrittrice ha meritato ampiamente il premio assegnatole per due importanti motivi: per il fresco linguaggio aspro e poetico nello stesso tempo e per l’originalità della vicenda.

Chi leggerà il romanzo si arricchirà della conoscenza di fatti e personaggi, prettamente sardi, sino ad oggi sconosciuti

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(*) ACCABADORA (Acabar) dallo spagnolo “finire”: ora è facile intuire il vero significato del titolo del romanzo! La coprotagonista è una accabadora, cioè colei che finisce, che aiuta in modo amorevole e pietoso a porre termine alla vita terrena di chi soffre.

 

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