LE AGGREGAZIONI DI CLAUDIO GREGORI
ONE MAN SHOW AL TEATRO DI FORMELLO
di Alessandro Tozzi
CLAUDIO
GREGORI – AGGREGAZIONI
Regia Claudio Mandolini
Con Claudio Gregori, Attilio Di Giovanni
Formello (RM), Teatro Comunale, 23 ottobre 2011
Claudio Gregori e Attilio Di Giovanni incantano Formello in un’insolita domenica sera con il collaudatissimo Aggregazioni, creatura forse prediletta di Claudio Gregori, autore anche delle musiche insieme al maestro Di Giovanni, per la regia di Mauro Mandolini.
Lo spettacolo va forte da parecchi anni, si vede e se ne capisce subito il motivo: Gregori va a ruota libera con la sua comicità di taglio surreale, stavolta in versione più noir rispetto alle consuete serate con Lillo, trasponendo in teatro il suo omonimo libro del 2007.
Gregori
entra in scena con una citazione di livello, il monologo Sui danni del fumo
di Anton Cechov, iniziato e concluso quasi all’istante per lasciar spazio alla
storia, banale vista in sé, ma resa accattivante dalla sfumature che solo lui sa
dare.
Alfredo Massanesi detto “Er polpetta” è un coatto di periferia romana, dalla voce, dalle fattezze, dal frasario a dir poco rudi, che tutto ad un tratto scompare dalla circolazione. Il detective Samuel J. Mellory, americanizzazione capricciosa di Samuele Jacopo Mellori, si mette alla sua ricerca incocciando sul suo percorso un crooner che ci crede molto, un decantatore di poesie alquanto strampalato, un barman dal vizietto facile, un discutibile prete.
Il
bello è che questi oscuri personaggi, oscuri anche nel senso più materiale del
termine perché la scena è in perenne penombra, sono tutti interpretati da
Gregori stesso, trasformista negli abiti, nella voce, nella personalità, ma
sempre con il filo conduttore ben chiaro (la ricerca dello scomparso) e con
quella battuta capace di sorprendere. Quando cominci ad ascoltare e ti vai
convincendo che in fondo stai per assistere ad una storia di un certo pathos
arriva il paradosso, la scoattata, la spernacchiata finale; non viene
risparmiato nemmeno il maestro Di Giovanni, dichiarato alcolista pochi attimi
dopo una pomposa presentazione. In realtà dalla qualità del suo accompagnamento
alle tastiere non si direbbe proprio.
I
paradossi e la pochezza umana sono gli strumenti che danno grandezza a questa
piece: può bastare pensare al barman che abbevera il detective fino
all’ubriachezza pur di togliersi certe voglie! Ma la cosa avviene senza spreco
di volgarità, con tante allusioni, risatine a denti stretti, qualche scivolone
inevitabile c’è solo nell’interpretazione del bullo di quartiere, quel
“polpetta” che fa da sfondo a tutta la storia per un fatto incredibile, che
supera la sua stessa immaginazione: aver avuto un’idea, questa esperienza del
tutto nuova per lui che non sa come gestirla.
Ma la cosa incredibile sul serio è che ricorda bene di averla avuta senza saper dire quale fosse. Solo alla fine sarà chiaro quale fosse… o forse no… Roba da matti, anzi da Gregori!