UN DIO IN CRISI AL TEATRO VITTORIA
ANAT GOV MOLTO BEN RILETTA
di Alessandro Tozzi
ANAT
GOV – OH DIO MIO (Traduzione & adattamento Enrico Luttman & Pino Tierno)
Regia Nicola Pistoia
Con Viviana Toniolo, Vittorio Viviani, Roberto Albin
Roma, Teatro Vittoria, dal 16 novembre al 4 dicembre 2011
Che ne direste di un Dio con sembianze umane che chiede udienza ad una psicologa sulla Terra?
E’ la grottesca situazione che avviene tutte le sere fino al 4 dicembre al Teatro Vittoria, grazie all’adattamento di Enrico Luttman e Pino Tierno dello scritto originale di Anat Gov, sotto la sapiente regia di Nicola Pistoia, non certo un dilettante.
Arriva questo misterioso paziente (Vittorio Viviani) nello studio di una
psicologa (Viviana Toniolo), donna abbandonata tanti anni dal grande amore della
sua vita con un figlio autistico (Roberto Albin), appassionato solo del suo
violino e che non ha mai parlato.
L’inizio del dialogo è strettamente professionale, ma si capisce subito che qualcosa di strano c’è: quest’uomo non può rivelare il suo nome, non ha genitori, dichiara un’età inimmaginabile, insomma sembra un caso gravissimo. Vittorio Viviani interpreta alla perfezione il personaggio misterioso, almeno fino ad un certo punto, finchè sotto le pressioni di un’altrettanto abile Viviana Toniolo cede e, dopo aver preparato la donna ad una rivelazione sconvolgente, pronuncia le semplici parole “Io sono Dio” e, dopo qualche esitazione della donna stessa, ne dà prova con tuoni e fulmini.
A questo punto la situazione si ribalta in modo incredibile: è il supremo a denunciare tante sue debolezze, tanti suoi errori, deve capire tante cose perfino lui, che ha solo un’ora di tempo prima di tornare al suo posto, chissà quale, evidentemente dovunque.
Ritmo
serrato: lui alterna momenti di rabbia in cui vorrebbe mandare un altro diluvio
o un cataclisma che spazzi via tutto per ricominciare daccapo, ad altri in cui
vorrebbe solo “dare le dimissioni” e lasciare il posto a qualcun altro
(immaginiamo la bagarre per la successione); lei talora lo incalza facendogli
anche pesare certe creazioni non proprio perfette, talora lo compatisce
addirittura.
Insomma tra testo originale, traduzione e rielaborazione fioccano battute divertenti, riferimenti biblici, momenti anche di un certo pathos perché in effetti è curioso per lo spettatore vedere un Dio così poco sicuro di sé. Addirittura, tra il serio e il faceto, ad un certo punto non è più neanche così convinto dei suoi “superpoteri”, manco fosse un supereroe in calzamaglia rossa o blu.
Interessante
in tutto questa commedia dai sapori dolci-amari, merita menzione anche la
vignetta di Stefano Disegni (mai cognome fu più indovinato, forse c’è lo zampino
dell’Onnipotente anche qui) per la locandina, che ben rappresenta il caos
mentale del “poveretto”.
Tra un ghigno e l’altro le sviolinate improvvise di Roberto Albin nel ruolo del figlio autistico, come a ricordare il grosso problema da risolvere; insomma se è in crisi Dio noi che dovremmo fare?