ANOTHER YEAR
Attraverso le stagioni, la vita di una coppia e dei loro amici
di Claudia Pandolfi
Regia
di Mike Leigh. Con Jim Broadbent, Lesley Manville, Ruth Sheen, Oliver Maltman,
Peter Wight.
Genere Drammatico, produzione Gran Bretagna, 2010. Durata 129 minuti circa.
Scorrendo molto velocemente le varie immagini, situazioni e contesti che arricchiscono il pregevole quadro cui ha dato vita Mike Leigh, una prima constatazione si erge perentoriamente su tutte le altre. L’elemento che rende davvero riuscito Another Year, va senza dubbio rintracciato nello svolgersi delle vite dei suoi personaggi. Meravigliosamente imperfette, umane nell’accezione più nobile del termine. Ognuno di noi potrebbe dissentire su di un’uscita infelice, una presa di posizione o semplicemente un reiterato atteggiamento di uno di essi.
Tali personaggi vengono calati in uno scenario di tremenda normalità, quella che, per intenderci, atterrisce per la sua crudezza. Abbiamo quindi Tom e Gerry, anziana coppia di ceto medio, residente nelle zone limitrofe di Londra. Attorno a loro orbitano le esistenze di amici e parenti: in particolare Mary, amica di Gerry. Ma non meno importanti sono i vari Carl (taciturno fratello di Tom), Ken (anch’esso amico di Tom) e Joe, quest’ultimo figlio di Tom e Gerry.
Ma che il vero protagonista sia il tempo (quello che i greci chiamavano krònos), lo suggerisce il titolo stesso: un altro anno. Non uno in particolare, semplicemente “un altro”. E di quale mezzo si serve Leigh per scandire questo lento scorrere? Di un orticello. E non è affatto un caso che si faccia ricorso a questo poetico escamotage, tra realtà e metafora.
La pellicola si focalizza soprattutto sull’infelicità e la solitudine e su come queste possono essere gestite. Come sempre, l’autore si dimostra impeccabile nel radunare il cast più efficace sulla piazza, ingaggiando attori che ormai fanno parte della sua famiglia artistica: protagonisti sono Jim Broadbent e Ruth Sheen nei panni di una coppia felicemente sposata da più di trent'anni. La loro casa rappresenta il nido attorno al quale arrivano altri personaggi, pronti a travolgere i protagonisti con la loro dose di ansia e i loro problemi. Leigh, già trionfatore a Cannes nel 1996 col magnifico “Segreti e bugie”, è un maestro nel gestire momenti drammatici, filtrandoli attraverso una sottile ironia. A tratti potremmo paragonare il suo tocco come la risposta allo humour americano di Woody Allen - anche se nel suo cinema c’è meno spazio per risate e battute a effetto.