RENZO ARBORE E QUELLI DELLO SWING

A SOSTEGNO DEL TEATRO VALLE OCCUPATO

 

di Alessandro Tozzi

 

RENZO ARBORE – QUELLI DELLO SWING

Con Renzo Arbore, Marisa Laurito, Max Paiella, Lallo Sisters, Alberto Botta, Guido Giacomini, Daniele Cordisco, Attilio Di Giovanni, Carlo Ficini, Giorgio Cuscito, Michael Supnik, Gianluca Galvani, Leo Sanfelice

Produzione Teatro Valle Occupato

Roma, Teatro Valle Occupato, 7 settembre 2011

 

Dal 14 giugno scorso il Teatro Valle è occupato da un gruppo di ragazzi, in segno di protesta contro i tagli della manovra, in particolare quelli al settore dello spettacolo, col rischio che lo stesso finisca in mano di privati non meglio identificati e con intenzioni altrettanto poco identificate.

Senza entrare nel merito della contesa e dei suoi contenuti politici, che SUL PALCO per precisa scelta non tratta, intanto va riconosciuto il merito a questi ragazzi di aver ridato vita ad un teatro storico di Roma, antico di quasi trecento anni, e di averci fatto esibire grandi nomi dello spettacolo italiano, come e meglio di qualsiasi promoter di professione: grandi serate di jazz, di classica, Jovanotti, Paolo Rossi, sono solo alcuni esempi di quanto di bello si sia visto sul palco del Teatro Valle negli ultimi tre mesi.

Il tutto rigorosamente ad ingresso libero, a parte la libera offerta per coprire le spese lasciata alla coscienza di ciascuno. Un grazie speciale dunque ai ragazzi e ai grandi artisti che di volta in volta hanno animato la scena.

La serata viene degnamente introdotta dal quartetto jazz di Ivan Mazuze, trombettista e frontman direttamente dal Mozambico, accompagnato da Childo Tomas, Deodato Siquir e Artur Kay, assenti dalle scene italiane dal 2003, tutti bravissimi e di grande feeling, imperdibili per gli amanti del jazz, tutti e quattro tra l’altro perfetti esecutori dei propri spazi solistici.

Dopo di loro inizia una serata con un po’ di tutto: Non sparate sul pianista, Il ballo della mattonella, Vecchia mutanda, si accenna un dialetto pseudo-milanese. Renzo Arbore raccoglie in sé tutto il meglio della tradizione napoletana, ma vivendo anche molto a Roma, riesce a coniugare le due etnie, a farle incontrare, a far scambiare loro tutto ciò che hanno di buono; fondamentale in questo l’appoggio durante la serata dei vari ospiti, previsti e non previsti.

Tra i primi Antonella Aprea e Max Paiella, poi parte un’interpretazione di All shook up con Paiella a fare l’Elvis, si accenna a Romagna mia, ce n’è veramente per tutti. La band è impeccabile: alcuni elementi i fidatissimi storici di Arbore, vedi Alberto Botta alla batteria, altri sono presi in prestito dai Blueswillies di Claudio Gregori e Max Paiella, come Giorgio Cuscito, Carlo Ficini, Attilio Di Giovanni, mentre Michael Supnik porta un po’ d’America nello spettacolo, con Arbore che spesso introduce i pezzi e le gag con certi riferimenti al mito americano anni ’60.

E’ così che, fuori programma, viene invitato ad unirsi all’allegra combriccola proprio Claudio Gregori, Greg per capirci, e parte una fase swing tipicamente Blueswillies con Just a gigolò e Eden. Renzo Arbore asseconda, canta, suona, dà l’impressione di una serata tra amici davanti al camino, tutti con gli strumenti in mano, tutti a proporre qualcosa, ad improvvisare, a ridere tra loro per i malintesi e le imperfezioni tipiche di quando si improvvisa, ma sfido chiunque a lamentarsene.

Greg e Paiella gareggiano in stornelli romaneschi ululati a gran voce, torna Arbore coi suoi racconti degli anni ’60 e introduce Blue jeans, ricordando la difficoltà di un tempo per slacciarli…

Altro intermezzo con le Lallo Sisters, tre avvenenti e giovanissime pugliesi che eseguono in coro altri pezzi storici molto datati, ad esempio Maramao perché sei morto?; musicisti e ospiti vari cominciano ad alternarsi sul palco, chi arriva, chi va e poi ritorna, è una sorpresa continua. Arbore interpreta Oggi qui domani là, dopodiché presenta un altro ospite d’eccezione, Leo Sanfelice, il pianista “tascabile” ma dall’eccezionale umorismo, che esegue Fa la cortesia e Letto di bambù. Piovono risate.

Compare all’improvviso la sempreverde Marisa Laurito e si chiude in gloria con A me piace fare la modella e Un bacio a mezzanotte. Ormai il teatro bolle, sul palco sono almeno in venti. Arbore continua a distribuire perle di ironia, Greg e Paiella lo assecondano, i fiati e tutti gli strumentisti lo accompagnano.

Non possono mancare i bis, addirittura due perché altrimenti si sarebbe rischiato il sequestro di persona tanto la serata può dirsi riuscita: e perciò, com’è ovvio, si pescano i grandi classici: Ma la notte no, con ritornello scandito dalle circa 800 voci presenti, e Il materasso, con tanto di ola eseguita in platea palleggiando proprio un materasso procurato per l’occasione dallo staff. Il teatro nel frattempo si è completamente illuminato e il colpo d’occhio è incantevole, soprattutto per gli occupanti dei loggioni più alti.

Una serata che quasi quasi fa passare in secondo piano i tagli governativi e tutte le contestazioni: ma se la soluzione fosse davvero l’autogestione di questi spazi? Visti i risultati del Teatro Valle di questi tre mesi, coi soli introiti delle offerte spontanee dei fruitori degli spettacoli, non ci sarebbe da meravigliarsene.

 

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