GLI “ATINPURI” DEI RADIOFIERA

SETTIMO ALBUM PER GLI STORICI VENETI

 

di A.T.

 

RADIOFIERA – ATINPURI – PSICOLABEL  - 2011

Produzione: Giorgio Canali

Formazione: Ricky Bizzarro – voce e chitarra; Simone Chivilò – chitarra; Steve Dal Col – chitarra; Giuseppe “Bepi” Fedato – batteria

Titoli: 1 – Bianco su bianco; 2 – Me ciamo fora; 3 – El miracoeo; 4 – Luna; 5 – Bambola; 6 – Natisemonatituti; 7 – Vudubebi; 8 – Bastardi in riga; 9 – Foie da vento; 10 – L’amor che te ga

 

In Veneto conoscono bene i Radiofiera, giunti al loro settimo album, forti del seguito ottenuto negli anni sul territorio ma non solo, visto che si sono esibiti spesso anche al di fuori dei confini nazionali,  nonostante l’inconfondibile dialetto veneziano/trevigiano.

Guidati da Giorgio Canali (CCCP e C.S.I. tra i suoi illustri trascorsi) qui realizzano un disco che intende nei contenuti prendere e prendersi in giro su quei famosi “atti impuri” che hanno popolato gli incubi di generazioni di giovanissimi, soprattutto per le conseguenze che venivano loro attribuite da uomini di chiesa e non solo.

Nella sostanza musicale, invece, è un disco che prosegue la tradizione rock di un gruppo che, ricordiamolo, ha annusato un certo successo almeno nazionale e che quanto meno vanta ormai un seguito storico.

Perciò nulla di nuovo, e in questo caso per fortuna, nel sound ruvido di El miracoeo, col suo bel finale pomposo “Benvenuti nel nordest”, quel nordest da loro sempre così trattato e talora bistrattato. Ci sta tutta anche la sofferenza urlata di Luna, il ritmo frenetico di Natisemonatituti, alle frontiere del punk.

Ma la menzione che vorrei fare è per Vudubebi, episodio blues/rock incantato, ricco di suoni distorti di fondo, trascinato da un crescendo finale e da un lavoro chitarristico lancinante a tre. I quattro devono aver ascoltato spesso Jimi Hendrix.

Ci sono anche brani di più profondo cantautorato come Me ciamo fora o L’amor che te ga, concluso con lontane voci femminili, a dimostrare che i Radiofiera sanno maneggiare la musica d’ogni genere, conservando quel dialetto veneziano che fa pensare ai Pitura Freska ma con un minor desiderio commerciale.

Un gruppo e un disco vero, e se resta in scena da quasi vent’anni il motivo c’è.

 

TORNA ALLA HOME PAGE        TORNA A ARCHIVIO