TOM WAITS IL CATTIVO

ANCORA COLPI DI GENIO IN “BAD AS ME”

 

di Alessandro Tozzi

 

TOM WAITS – BAD AS ME – ANTI / EPITAPH - 2011

Produzione: Tom Waits & Kathleen Brennan

Formazione: Tom Waits – voce, chitarra, piano, banjo e percussioni; Larry Taylor – chitarra e basso; Marc Ribot – chitarra; Keith Richards – chitarra; Casey Waits – batteria; Clint Maedgen – sax; Ben Jaffe – trombone e clarinetto; Charlie Musselwhite - armonica

Titoli: 1 – Chicago; 2 – Raised right men; 3 – Talking at the same time; 4 – Get lost; 5 – Face to the highway; 6 – Pay me; 7 – Back in the crowd; 8 – Bad as me; 9 – Kiss me; 10 – Satisfied; 11 – Last leaf; 12 – Hell broke luce; 13 – New Year’s Eve

Titoli bonus disc: 1 – She stole the blush; 2 – Tell me; 3 – After you die

 

Che termine di paragone vuoi trovare con Tom Waits? E’ Tom Waits e basta.

Sarà stata l’età, qualche acciacco, sarà stata l’antologia Orphans del 2006, sarà stato il recente ingresso nella Hall of Fame di Cleveland, e saranno stati soprattutto i 7 anni trascorsi da quel Real gone, suo ultimo lavoro di inediti, che sembrava perfino tristemente profetico nel titolo, ma credo che molti di noi immaginassero ormai un Tom Waits col tubo dell’acqua in mano a coltivare gelsomini.

Invece ecco all’improvviso uno sfoggio di strapotere musicale, dal provocatorio titolo Bad as me; in effetti c’è tutto il meglio, o il peggio secondo altri punti di vista, che lui sappia fare.

A cominciare dalla sua voce cavernosissima, segnale evidente di una vita piena di tutto, il repertorio c’è tutto: c’è il blues tenebroso dell’opener Chicago, patria del genere, c’è l’incalzare incantato di Raised right men, che accenna un blues rumoroso e diciamo più moderno, tra Jon Spencer e gli attuali Rolling Stones, ripreso e sublimato in Satisfied, in cui proprio Mr. Richards in persona si occupa dei fronzoli chitarristici necessari a confezionare il prodotto finale, insieme all’ormai fidato Marc Ribot.

C’è un tentativo di dare un contegno alla voce in Talking at the same time, meraviglioso nell’avvio sostenuto di trombone e chitarre, che poi si ammosciano pian piano; c’è una Get lost in cui riascoltiamo un Elvis, forse come canterebbe oggi, impreziosita anch’essa da prodogi chitarristici. Il verso ad Elvis torna anche nella prima bnus track, She stole the blush, quasi registrata per gioco, sembra la batteria suonata dai ragazzini con pentole e mestoli.

Potrei dire ancora della funesta ma ammaliante Face to the highway, forse i Morphine come suonerebbero oggi, sembra che Tom Waits intenda resuscitare tutti, ma la seconda bonus track, Tell me, omaggia stavolta un vivo e vegeto Bruce Springsteen.

Ma ogni pezzo è imprevedibile, seppur riconducibile sempre ad una fase della carriera del nostro; la stessa Bad as me è inquietante, ruvida, spigolosa anche nei suoni come nelle parole.

E’ un dolcissimo polverone questo album.

Tom Waits è un po’ dispettoso, un po’ indispettitito, ce l’ha con tutti e con nessuno, sa fare un mucchio di cose e le fa benissimo, inutile contestargli qualcosa, non ti ascolterebbe nemmeno. Ma io fatico a trovargli qualcosa da eccepire, perché lui è cresciuto a sudore della fronte, sguazzandoci dentro piuttosto che schifandosene.

 

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