GUANO APES, SETTE ANNI A FAR CHE?

DELUSIONE SU TUTTA LA LINEA IL NUOVO BEL AIR

 

di Alessandro Tozzi

 

GUANO APES – BEL AIR – COLUMBIA MUSIC SEVENONE – 2011

Produzione: Joshua & Guano Apes

Formazione: Sandra Nasic – voce e chitarra; Henning Rumenapp – chitarra; Stefan Ude – basso; Dennis Poschwatta – batteria

Titoli: 1 – Sunday lover; 2 – Oh what a night; 3 – When the ships arrive; 4 – This time; 5 – She’s a killer; 6 – Tiger; 7 – Fanman; 8 – All I wanna do; 9 – Fire in your eyes; 10 – Trust; Bonus tracks: 11 – Fire; 12 – Carol & Shine

 

C’erano una volta i Guano Apes.

Hai presente i tre ottimi lavori precedenti? Prendili e riascoltali fino a consumarli perché se questo Bel Air rappresenta in modo veritiero gli attuali Guano Apes puoi benissimo farne a meno.

Questo disco si mostra fin dall’inizio tecnicamente impeccabile ma freddo, anche perché il naturale termine di paragone, appunto i tre predecessori, racconta della furia di un gruppo hard, magari che ha sempre indovinato i singoli giusti al momento giusto.

La malparata si avverte subito: l’opener Sunday lover inizia con parti elettroniche e con una Sandra Nasic fin troppo gentile al microfono, salvo incattivirsi appena nel finale. Perdoniamo pure la ruffianeria del singolo Oh what a night, davvero troppo pulita per essere vera, ma altri episodi lasciano basiti: This time sembra cantata da Cher, non perché Cher sia un’incapace ma perché ha un’altra identità; All I wanna do è puramente disco.

Come prova vocale da salvare Fire in your eyes, decente anche come pezzo in sé, ma le stesse She’s a killer e Tiger, le uniche che ripresentano per qualche attimo sonorità somiglianti a quelle dei Guano Apes finora conosciuti, non rendono piena giustizia alle enormi capacità della cantante.

Si tocca il fondo con Fanman, che trasuda petali di rose dall’inizio alla fine: imbarazzante. Sandra Nasic sa ancora cantare ma senza la grinta di sempre perde molto del suo appeal. Insomma, bisognava aspettare sette anni dall’album precedente per prendere atto della decisione di mirare alla classifica o alle vendite? Ma si tratta di una conversione bella e buona o un semplice esperimento, per il mio modesto parere miseramente fallito?

Trovo tutto il resto pressoché trascurabile data la banalità e la scarsa creatività. Anche Trust parte sparata ma si ammoscia subito e non rivela nulla di particolare da dire. Neanche le due bonus tracks della versione limited riescono a spostare di un millimetro la valutazione complessiva: disco bocciato per manifesta perdita di identità, senza peraltro acquisirne un’altra.

 

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