BEN HARPER NON PERDE UN COLPO
DA SOLO O IN COMPAGNIA, MA SEMPRE GRANDE
di Alessandro Tozzi
BEN
HARPER – GIVE TILL IT’S GONE – VIRGIN - 2011
Produzione: Danny Kalb
Formazione: Ben Harper – voce e chitarra; Jason Mozersky – chitarra; Jesse Ingalls – basso; Jordan Richardson – batteria
Titoli: 1 – Don’t give up on me now; 2 – I will not be broken; 3 – Rock & roll is free; 4 – Feel love; 5 – Clearly severely; 6 – Spilling faith; 7 – Get there from here; 8 – Pray that our love sees the dawn; 9 – Waiting on a sign; 10 – Dirty little lover; 11 – Do it for you, do it for us
Se immagini che il rock e il soul siano due colori a tempera puoi mescolarli in diverse quantità e ne uscirebbero varie sfumature comprese tra i due estremi. E’ quello che da sempre fa Ben Harper, credo l’artista più autentico e sincero dell’ultimo ventennio, proprio per quel trademark sempre ben visibile che lascia nella sua musica, nonostante sperimentazioni, divagazioni, rinunce, ritorni, e nonostante i vari passaggi dagli Innocent Criminals, ai Relentless 7, a dischi come questo, presentato come solista nonostante la formazione sia proprio quella, gloriosa, dei Relentless 7.
In
effetti si comincia con un Ben Harper meditabondo col singolo annunciato
Don’t give up on me now, accompagnato da un video altrettanto meditabondo.
Una simile malinconia sospesa prosegue con I will not be broken, salvo
poi liberarsi attraverso gli urli conclusivi della sua chitarra. La stessa
Rock & roll is free, episodio forse più easy dell’album, pur nel suo cantato
pulito e ruffiano, si riabilita ampiamente con la performance chitarristica
della seconda parte.
Comunque all’interno delle circoscritte variazioni i vertici qualitativi sono due, o per meglio dire quattro, perché sono due vere accoppiate vincenti.
La
prima viene collocata proprio in mezzo al disco, tracce 6 e 7, ed è la
collaborazione con un certo Ringo Starr: Spilling faith, parte l’ex
Beatles alla batteria, arriva il cantato di Harper, si riuniscono in coro, il
fluido Beatles comincia a penetrare per dominare poi nella successiva Get
there from here, meraviglioso strumentale nato, ci viene detto, per puro
caso a fine registrazione e lasciato così com’è uscito in presa diretta (un po’
di leggenda non guasta mai con le leggende), comprese le risate finali. Ad ogni
modo si tratta di un brano bellissimo dettato dai tempi beatlesiani di Starr e
dalle distorsioni e dalle bizzarrie di Harper alla chitarra, suoni psichedelici
che vengono da lontanissimo.
La seconda accoppiata vincente è un’accoppiata blues, per così dire più antico il primo, Waiting for a sign, feeling altissimo, voce e chitarra più sporche, coro finale da brivido, più elettrico e moderno il secondo, Dirty little lover, con tormentone chitarristico finale, così, per non dimenticare.
In ordine sparso, poi, brani più “normali” per Harper ma sempre di alto livello rispetto alla media, una ballad acustica, Feel love, praticamente The word suicide parte seconda, o la supersonica Clearly severely.
Un artista che con la voce e con la chitarra fa quel che vuole, speriamo che la creatività lo accompagni ancora per molto tempo.