BIUTIFUL

I SACRIFICI DI UN PADRE ALLE PRESE CON UN CANCRO E CON I SUOI DUE BAMBINI

di Claudia Pandolfi

 

Regia di Alejandro Gonzalez Inarritu. Con Javier Bardem, Maricel Álvarez, Eduard Fernández, Diaryatou Daff, Cheng Tai Shen.

Genere Drammatico, produzione USA, 2010. Durata 138 minuti circa. Da venerdì 4 febbraio 2011 al cinema e in programmazione in 58 sale cinematografiche.

Iñárritu ritorna quattro anni dopo “Babel” con un drammone ben diretto. Presentato in Concorso a Cannes 63, dove Javier Bardem è stato premiato come migliore attore

Non fa sconti allo spettatore Biutiful, del messicano Alejandro González Iñárritu. Aspettatevi un pugno nello stomaco e una grande interpretazione, quella di Javier Bardem.Niente più personaggi uniti tragicamente da inimmaginabili casualità.

 

Stavolta il dramma è spostato su un’unica persona, un padre a cui viene diagnosticato un tumore. Non gli rimane troppo da vivere e ha ancora tante cose da mettere a posto.

Bardem è Uxbal, impegnato in traffici poco legali, che vivacchia sfruttando come può la manodopera clandestina cinese, fa da mediatore tra un gruppo di cinesi che producono borse fasulle e la malavita catalana e i venditori ambulanti senegalesi. Ha due figli che sono il suo unico scopo e onere, una moglie dalla personalità bipolare, con cui porta avanti un rapporto conflittuale L’appartamento è un porcile, il tempo a disposizione per stare assieme ai piccoli è poco e nullo. Insomma, la vita del nostro protagonista è una catastrofe dopo l’altra, e non sembra poter migliorare.

 

Uxbal ha un suo colloquio con i morti che presto raggiungerà: ha poco tempo, due mesi di vita. Due mesi per sistemare ogni cosa, che tutto sia ‘biutiful’, bello, appunto. L’avevamo visto accattivante conquistador in Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen, cartolina patinata e solare, qui ritroviamo Javier Bardem che percorre una Barcellona irriconoscibile, quella al di fuori dei circuiti turistici, quella sporca, tra i bidoni della spazzatura, dello sfruttamento sotterraneo dei clandestini, tra famiglie ammassate e morti. Il suo volto, così cinematografico, è ridotto a una maschera tragica che si porta scritto il suo destino di giorni contati.

 

Iňàrritu sembra compiacersi della capacità di mettere a disagio, di evitare, quasi che fosse un’eresia al cinema, qualsiasi momento anche minimamente ironico. Non stempera mai un'atmosfera pesante. Neanche un attimo, neanche per sbaglio. Si accumulano scene di dolore su scene di dolore, tutto appare disperato e senza via di uscita. Il rapporto padri figli rimane monodimensionale, non vive nessuna svolta, lui si prende cura di loro dall’inizio alla fine con la stessa accondiscendenza e amore. “Biutiful” finisce così per risultare un lungo conto alla rovescia scandito da eventi che poco o nulla cambiano quel contenuto che ci appare ben chiaro dopo pochi minuti.

  

 

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