BUCKCHERRY – ALL NIGHT LONG – Eleven Seven Music - 2010

E’ SEMPRE FESTA CON I BUCKCHERRY

di Alessandro Tozzi

PRODUZIONE: Keith Nelson & Marti Frederiksen 

FORMAZIONE: Josh Todd – voce; Keith Nelson – chitarre e cori; Stevie D. – chitarre e cori; Jimmy Ashhurst – basso e cori; Xavier Muriel – batteria e cori

TITOLI: 1 – All night long; 2 – It’s a party; 3 – These things; 4 – Oh my Lord; 5 – Recovery; 6 – Never say never; 7 – I want you; 8 – Liberty; 9 – Our world; 10 – Bliss; 11 – Dead

PARTE ACUSTICA DISPONIBILE NELL’EDIZIONE DELUXE: 12 – These things; 13 – Fire off your guns; 14 – Black butterfly; 15 – King of kings; 16 – My friend; 17 – Grace; 18 - Sorry

Con questo quinto album i Buckcherry confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, la propria identità: un gruppo da collocare nella categoria festaioli incalliti. Nessuna pretesa pseudo-culturale, nessuna velleità di fantasiose “alternative”, ma solo il più classico rock & roll, quello che si impara quando si cresce con Kiss, Aerosmith, Motley Crue o simili. Il vocalist Josh Todd è una cornacchia col dono di natura dell’intonazione, e la sua voce semirauca ma davvero unica sguazza senza cedimenti per tutto il disco, passando con disinvoltura dagli episodi più grintosi, e forse anche più unanimemente apprezzati, a quelli più melodici. Si parte ad alta velocità con la title-track e la voce di Todd mette subito le cose in chiaro: se siete delicati di orecchi cambiate disco oppure limitatevi ai due pezzi meno adrenalinici, These things e I want you, perché per il resto è tutto fuoco. Anche la successiva It’s a party la dice lunga sui tratti distintivi della band, col suo attacco alla We will rock you dei Queen. Ma quel che sbalordisce ancora qualcuno (non il sottoscritto) è la grande qualità dei brani dal punto di vista compositivo. Non c’è mai traccia di banalità nel disco, onore e merito dunque alle menti del gruppo, Todd stesso insieme alle chitarre Keith Nelson e Stevie D., i quali spesso intrecciano i rispettivi strumenti. La potenza pura la trovate in Recovery, la più riconducibile agli esordi, mentre l’accattivante Oh my Lord si candida, credo, come possibile singolo con la voce di Todd un po’ giù di giri ma per questo più pulita. Liberty e Bliss contengono l’apoteosi della pioggia chitarristica, ma anche le prove più diretta dell’ottima performance della sezione ritmica, Jimmy Ashhurst al basso e Xavier Muriel alla batteria. La conclusione del disco, Dead, supera le più rosee previsioni: ritmo incalzante, la voce che si arrabbia un po’ alla volta fino a raggiungere un supercoro dai contorni solenni, sovrapponendosi all’inferno elettrico finale. Per i fans più assidui, segnalerei un’edizione speciale del disco con 7 pezzi acustici di bonus, tra i quali These things, forse più coerente qui che in versione elettrica, e la classica Sorry.

 

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