CLIFF BURTON, SONO GIA’ 25 ANNI
NEL 1986 IL TRAGICO INCIDENTE
di Alessandro Tozzi
Era
venticinque anni fa ma lo ricordo come fosse adesso: leggevo una rivista e
apprendevo della scomparsa di Cliff Burton, grande bassista dei Metallica,
gruppo allora in piena scalata mondiale durante il tour di Master of puppets,
loro terzo album che li consacrava ormai imperatori del metal, almeno in
America, mentre in Europa dovevano ancora dividere lo scettro con gli Iron
Maiden.
La notizia era sconcertante sia per i suoi soli 24 anni, sia per le sfortunate circostanze in cui era avvenuta: sbalzato fuori dal tour bus, che nella tragica carambola gli era caduto addosso schiacciandolo senza pietà. Era il 27 settembre 1986.
Dopo
un periodo di plausibile disorientamento i Metallica ripresero la corsa con
Jason Newsted (ex Flotsam & Jetsam) al basso, ma senza nulla togliere alla sua
professionalità, Cliff Burton era di un’altra categoria.
Lui era protagonista col suo basso, non teneva il tempo e basta. Lui suonava pizzicando le corde a mano nuda, senza plettro, e questo forse dava al suo tocco una ruvidezza che per i primi Metallica andava benissimo.
Riascoltate
Anesthesia (Pulling teeth) da Kill ‘em all del 1983 con tutte le
sue distorsioni, oppure The call of Ktulu dal successivo Ride the
lightning del 1984, in buona parte autocomposta per proprio sfogo (e
sfoggio, direi), oppure il solo, molto più riflessivo, che rappresenta una della
parti migliori di Onion, su Master of puppets del 1986. Anche la
lunga intro di For whom the bell tolls la dice lunga sulle sue capacità,
in realtà sembrava un chitarrista metal prestato al basso, tanto era l’uso degli
effetti e delle distorsioni che lui faceva.
Non
ho avuto il privilegio di incontrarlo personalmente, ma sono in molti a
raccontarlo come persona disponibile e per niente montata, a dispetto
dell’immagine pubblica da “cattivo”, con quel suo capello lungo scomposto e
ribelle. Anche quel suo continuo gesto delle corna, si è poi saputo, pare
dipendesse dalla paralisi del mignolo conseguente ad un precedente incidente.
Per
quel che ho visto dai filmati, dal vivo era sempre imbizzarrito, sempre vestito
completamente di jeans, con quel suo baffetto sottile, un fomentatore nato, ma
tutto per amore di quel metal al quale lui stesso ha tanto contribuito
attraverso i Metallica, quei Metallica che forse, a parte la parentesi del
“black album” del 1991, mai più sono stati gli stessi senza di lui.
Dopo un quarto di secolo qualche conto torna, Cliff Burton non era solo il bassista dei Metallica, ma parte dei Metallica, almeno come gli altri tre. Un musicista convinto di quel che faceva (benissimo).