QUELL’ERETICO DI CAPAREZZA
CAPAREZZA – Il sogno eretico – Universal - 2011
di Alessandro Tozzi
PRODUZIONE:
Caparezza & Carlo Ubaldo Rossi
FORMAZIONE: Caparezza – voce; Alfredo Ferrero – chitarra; Giovanni Astorino – basso; Rino Corrieri – batteria; Gaetano Camporeale – tastiere; Diego Perrone – cori
TITOLI: 1 – Nessun dorma; 2 – Tutti dormono; 3 – Chi se ne frega della musica; 4 – Il dito medio di Galileo; 5 – Sono il tuo sogno eretico; 6 – Cose che non capisco; 7 – Goodbye Malinconia; 8 – La marchetta di Popolino; 9 – La fine di Gaia; 10 – House credibility; 11 – Kevin Spacey; 12 – Legalize the premier; 13 – Messa in moto; 14 – Non siete stato voi; 15 – La ghigliottina; 16 – Ti sorrido mentre affogo; 17 – L’ottavo capitolo (iTunes bonus); 18 – Ti sorrido mentre affogo (videoclip, iTunes bonus)
Sfido chiunque a scegliere lo scaffale (cioè il genere musicale) in cui classificare i dischi di Caparezza senza possibilità di contestazione. Credo si possa definire sempre rap, ma con una gran quantità di infiltrazioni di ogni tipo, segno di grande creatività, almeno quando la propria identità non finisce in discussione.
Diversamente dal precedente Le dimensioni del mio caos, questo album non
ha un filo conduttore così consequenziale e progressivo, nel senso che potresti
cambiare l’ordine dei fattori (delle canzoni) ma il prodotto non cambierebbe.
Però l’elemento di fondo c’è, è il solito, ed è più vivo che mai: quell’inno
alla coerenza perduta, quella voce urlante contro i mali del sistema, stavolta
portato al limite… dell’eresia.
Nel senso che il pezzo che dà il titolo all’album è un vero e proprio tributo a personaggi storici che hanno dato la vita per i propri ideali, al di là di qualsiasi schieramento o fazione (Giovanna d’Arco, Savonarola, Giordano Bruno), e uno di questi, Galileo, si, proprio colui che disse “Eppur si muove”, potrebbe vantarsi da lassù (o laggiù a seconda dei punti di vista) di avere un brano tutto per lui, Il dito medio di Galileo, appunto, come se il povero scienziato, prima di lasciare questo mondo, avesse potuto almeno rivolgere un gestaccio ai suoi carnefici.
Dal punto di vista dei testi certi episodi hanno i riferimenti piuttosto chiari, come Legalize the premier, pur senza la menzione dei nomi, certi altri, come La marchetta di Popolino o Non siete stato voi, sono più generici e ognuno può vederci chi preferisce.
In ogni caso Caparezza conferma le sue doti di grandissimo paroliere e la sua non indifferente preparazione storica e letteraria, zeppo com’è il disco di citazioni, distorsioni, giochi di parole, tutti riconducesti però a quella sorta di inno all’eresia, quando questa è l’ultima spiaggia per esporre le proprie idee.
La
massima principale è espressa in Ti sorrido mentre affogo, pezzo musicato
molto semplicemente: “Non mi interessa essere capito. Mi interessa essere,
capito?” con quel “Capito?” detto alla Jerry Calà. Ma il lavoro è costellato di
esempi simili.
Nel senso più strettamente musicale, dunque, rap condito da un po’ di tutto, con molta elettronica (House credibility), un pezzo quasi metal, Messa in moto, in cui si appropria del microfono un Dio stanco di tante cose, un reggae puro registrato in collaborazione con Alborosie, Legalize the premier, un testo più volgarotto del solito, il citato Il dito medio di Galileo, comunque molto energico. Anche la facile cantilena di Chi se ne frega della musica resta in testa nella sua semplicità, colpendo così la pochezza dei media (e dei discografici) di questi tempi, inclini solo all’aspetto commerciale e non a quello artistico.
Ma
ogni pezzo nasconde la sua perla; il singolo Goodbye Malinconia ironizza
sulle condizioni del paese con quel ritornello cantato da Tony Hadley, La
marchetta di Popolino prende di mira perfino la gente comune, attraverso un
refrain reso ancor più divertente dall’uso dei personaggi Disney nel contenuto.
Per Non siete stato voi il nostro abbandona, solo per una volta, la
consueta voce nasale, per esporre, con accompagnamento musicale pomposo al
limite del drammatico, la falsa moralità di tanti uomini di potere.
Interessanti come sempre i testi, ma altrettanto interessante la musica, anche lei coerente con quel rap-non-rap che ha reso celebre Caparezza.