LE MATITE IMBIZZARRITE DI CAVEZZALI

FUMETTI SPREGIUDICATI COME IL LORO CREATORE

 

di Alessandro Tozzi

 

Massimo Cavezzali non è un disegnatore. Non solo, almeno.

E’ il classico individuo che non la manda a dire; la dice lui, attraverso i suoi disegni, i personaggi nati dalle sue matite nell’ultima quarantina d’anni.

La sua carriera è una continua proposizione e scomposizione di luoghi comuni, di archetipi mai trattati banalmente, anzi in più di un caso ai limiti della scomunica. Lo racconto qui nei ricordi delle mie divertite letture, ben sapendo che potrei dimenticare o trascurare qualcosa.

Il marchio di fabbrica storico è l’omino col nasone e gli occhi strabuzzati, forse è soprattutto lui che lo ha reso celebre, ma sono i personaggi nati dalla sua fantasia a dar corpo alle sue idee.

Il primo ricordo va ad Ava, la meravigliosa papera giramondo, forse un po’ in carne ma sicuramente in tette, quella lupa solitaria dal tratto grosso, rassicurante. Non certo la figlia o la moglie ideale, ma come espressione del Cavezzali-pensiero è perfetta. Lei viaggia, incontra, conosce, canta, s’arrabbia, riflette, si diverte; tutto senza conseguenze, domani è un altro giorno.

Segue a ruota nei miei ricordi un altro girovago, Ivan Timbrovic, agente segreto che gira il mondo in cerca di intrighi da risolvere e trova, suo malgrado, donne in calore a contenderselo.

L’argomento “hard” viene ripreso e a dir poco sviscerato con Cuori solitari, in cui un povero adolescente con la testa a posto o quasi sopporta le prepotenze del fratello maggiore sessomane con cui divide la camera con ovvi e disastrosi esiti, e cerca un’identità, senza assolutamente trovarla, nel bar sotto casa, incappando anche lui nelle storie e nelle donne più truci.

Ma quel che più mi ha strabiliato sono state le vignette raffiguranti nientemeno che Dio sulle nuvolette del Paradiso, soggetto ben diverso dalle descrizioni bibliche; è annoiato, stanco, isterico, perfino dispettoso! Non so come Cavezzali possa aver già superato indenne 3 Giubilei, essendo nato nel 1950, senza punizioni divine e/o papali.

Spesso Cavezzali morde e neanche fugge; lancia il sasso e nemmeno si affanna poi troppo a nascondere la mano. E’ un provocatore per missione, e si preoccupa ben poco dell’eventuale controprovocazione. Quel che dice mediante i suoi fumetti è definitivo! Non che la sua sia necessariamente l’ultima parola, per lui è l’unica. Le regole, forse la legge, non lo riguardano; qualsiasi cosa accada lo vedo già rispondere con nonchalance “Sono solo disegni…”, in buona sostanza approfittandosene. Ma è solo per divertire e divertirsi, forse tutto ciò che ci resta nel poco tempo libero tra quadratura dei conti familiari e file negli ambulatori…

Tra le sue ultime genialate c’è Kika, ragazzina bruttarella e piuttosto avara nata dal sodalizio con Andrea Camerini (vecchio collega di Comix), che cresce a stento Kit e Kat, un gattino bianco e uno nero, come fossero due bambini, pretendendo a volte addirittura di mandarli a scuola. Alla sua porta bussano tutti, anche a notte fonda: mostri, alieni, zombi, esseri immondi d’ogni specie. Dopo due battute sono loro ad essere spaventati.

Solo qui il tratto sembra farsi più sottile, come forse la comicità stessa di queste strips, attualmente su Lupo Alberto. Kika e T-Boy, il suo goffo tentativo di fidanzato, si amano, si disprezzano, si sfottono continuamente, dando corpo alla filosofia probabilmente preminente del loro creatore. Ma si, la vita è un gioco, e allora che sia divertente!

 

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