LA MISURA DEL CONFINE
di Claudia Pandolfi
Un
film di Andrea Papini. Con Paolo Bonanni, Lorenzo Degli’Innocenti, Giovanni
Guardiano, Luigi Iacuzio, Beatrice Orlandiini. Adriana Ortolani
Thriller, durata 79 min. – Italia 2010
Un confine e due gruppi di topografi professionisti. In cima al Monte Rosa, sotto nubi prepotenti, è stata ritrovata una mummia ma nessuno ha ancora stabilito se il luogo della scoperta sia terra italiana o svizzera. Così due squadre di esperti partono alla ricerca del soggetto ma il maltempo smarrisce nelle nebbie la spedizione svizzera e spinge quella italiana a ripararsi in un rifugio accogliente. Dopo aver dichiarato che il corpo è “italiano”, i due gruppi si uniscono a festeggiare insieme e, chiacchierando di amori del passato e affetti del presente, si accorgono di avere a che fare con un misterioso delitto.
La
montagna, silenziosa e ruvida, accoglie una storia intrigante che comincia come
una sorta di documentaristica cronaca di una spedizione scientifica per
trasformarsi poi in un raffinato giallo investigativo. Sospesi in un attimo di
vita che ferma il normale corso delle cose, i protagonisti sono gli agenti di un
coinvolgente dibattito razionale che, per le intuizioni felici, ricorda quello
diligente di alcune serie americane di successo, CSI su tutte. Però qui, isolati
dalla vita frenetica della città, i rumori, i suoni e le parole acquistano un
peso narrativo in più e non rischiano di perdersi nel nulla. Così i più piccoli
dettagli, un cappello, una spilla, la pagina di un libro, oltre che documenti di
un passato recente, sono anche oggetti portatori di un carico emotivo. Il film
di Andrea Papini ha il pregio di andare in una direzione poco frequentata e di
portare avanti la sua idea con forza e garbo, assemblando le immagini aperte dei
paesaggi di montagna con quelle più intime e chiuse dentro il rifugio.
Un'alternanza di spazi che ritma i capitoli di un'indagine anomala, condotta da
detective improvvisati, momentaneamente assorti in un viaggio all'indietro per
scoprire chi ha ucciso il corpo ritrovato sul ghiacciaio.
Tra
loro c'è chi ha un approccio metodico, mette insieme spunti e indizi, e chi
invece affronta il caso con più superficialità, una leggerezza che li porta, ad
un certo punto, ad essere anche complici di un delitto lontano. In questa
divisione tra agguerriti investigatori assetati di verità e più freddi astanti
prende forma una metafora della società contemporanea. Dove c'è chi vuole
conoscere, e chi invece preferisce non sapere, mettendo in piedi paletti e
paletti di confini insormontabili.
La misura del confine è il secondo lungometraggio di Andrea Papini, e l’inesperienza del regista è palpabile. Nonostante i meravigliosi scorci panoramici offerti dalle cime innevate del Monte Rosa, ed un discreto ritmo nel descrivere una sorta di investigazione documentaristica, il film purtroppo non ha basi su cui poggiarsi, per via di uno script mediocre, a cui il regista ha apposto la sua stessa firma. Dialoghi banali e spesso – per via dell’accento dei protagonisti – inintelligibili, fanno da sfondo ad un’accozzaglia di personaggi inseriti alla meno peggio, senza grandi approfondimenti psicologici, e spesso talmente fastidiosi – come nell’esempio di Rosa Maria, la moglie di Giovanni - da rendere il pubblico insofferente. La recitazione è, in effetti, uno dei maggiori deficit di questo film. Le interpretazioni sono spesso monocorde, senza slanci emotivi in una storia che, almeno sulla carta, dovrebbe essere veicolata da forti turbamenti e suggestioni. Questa mancanza di pathos negli attori si rispecchia, puntualmente, nell’incapacità dello spettatore di entrare fino in fondo nella narrazione, restandone sempre distaccato.