LA “CONTRORA” DI UMBERTO PALAZZO
MUSICA TRA SONNO E VEGLIA
di Alessandro Tozzi
UMBERTO
PALAZZO – CANZONI DELLA NOTTE E DELLA CONTRORA – DISCODADA - 2011
Produzione: Umberto Palazzo
Formazione: Umberto Palazzo – voce e chitarre; Sandra Ippoliti – voce; Tying Tiffany – voce; Luca D’Alberto – viola; Gianluca Schiavon – batteria
Titoli: 1 – Terzetto nella nebbia; 2 – La luce cinera dei led; 3 – Metafisica; 4 – Cafè Chantant; 5 – La marcia dei basilischi; 6 – Aloha; 7 – Luce del mattino; 8 – La controra; 9 – Acchiappasogni
L’idea di fondo di questo disco, registrato da Umberto Palazzo durante altre lavorazioni ai suoi progetti paralleli Santo Niente e Santo Nada, sembra essere stata quella di amalgamare tutte le influenze mondiali ante-rock, come se il tempo si fosse fermato agli anni sessanta.
Il risultato è un album denso di contemplazione, di sospensione, di sussurri nel dormiveglia, di visioni confuse della fase rem.
La
scelta stessa di eliminare quasi del tutto la batteria, salvo il breve
intervento di Gianluca Schiavon, e di tenere praticamente il tempo con strumenti
semisconosciuti, echi e sovrapposizioni lo rivela inequivocabilmente. Perfino le
percussioni sono realizzate da Umberto Palazzo stesso facendo ricorso ad oggetti
metallici variamente combinati.
Anche il contenuto dei testi sposa questo progetto, evocando immagini come il Terzetto nella nebbia, tutta sospiri e incantesimo finale, o La luce cinerea dei led, dove invece i suoni si fanno più sibillini e la voce assume un maggior cipiglio.
Il concetto di Controra è quello che tiene insieme i pezzi, quella voce che sembra uscire da un’intercettazione di voci aliene, da un angolo nascosto dei ricordi, o dell’immaginazione.
Una
qualche componente di “normalità” la si avverte nelle voci femminili di Tying
Tiffany e Sandra Ippoliti, ma sembrano un momentaneo diversivo, poi si torni
all’incanto generale.
L’unico pezzo che sembra registrato con animo più gioioso appare lo strumentale La marcia dei basilischi, marcia che non ha però quell’imponenza della marcia militarmente intesa, ma piuttosto un sentimento ludico, forse di fierezza.
La luce del mattino è l’unico cantato più semplice, rispetto ad un disco mai urlato e sempre affascinante per gli estimatori di quello che potremmo chiamare non-rock, con sprazzi di falsetto e l’immagine stessa più luminosa rispetto al resto del disco, che infatti si chiude con L’acchiappasogni, sospensione finale stavolta definitiva.
Un disco da ascoltare nel sonno confuso della mattina presto o del pisolino pomeridiano quando il sole picchia forte, che rivela i dolci turbamenti di un musicista idealista.