ANTONELLO COSTA, ARTISTA COMPLETO
PROPOSTI TANTI NUMERI STORICI
di Alessandro Tozzi
Roma,
All’Ombra del Colosseo, dal 26 al 28 agosto 2011
All’Ombra del Colosseo,
ennesimo colpo. L’ultraventennale manifestazione dell’Estate Romana, ormai da
qualche anno al Parco del Celio in un’arena di quasi duemila posti, si è
fregiata per tre serate anche di un mostro di comicità come Antonello Costa.
Nelle due ore disponibili l’artista ha proposto molti piatti forti, da quelli di un ventennio fa e dei suoi primi passi televisivi a quelli più recenti, mostrando tutto il suo repertorio: macchiette dai profumi napoletani, personaggi d’ogni etnia, colpi di genio come il Karacose, balletti, parodie, interpretazioni favolose.
Si
parte con Don Antonino, che si presenta come zio di Antonello, l’archetipo del
mafioso, apparentemente gentile e democratico ma dai metodi a dir poco
intimidatori, ben espressi dal tormentone Io scherzo… forse!
Grandioso il coinvolgimento della platea nella macchietta ‘O russo e ‘a
rossa, racconto di una storia d’amore annunciata, ma resa unica dagli sfottò
rivolti a certi sventurati spettatori.
Dei personaggi più antichi, quelli dei tempi del Seven show televisivo degli inizi, riproposti il timidissimo Sergio e l’infermiera dispettosa, numero in cui Costa canta, ma lo sfoggio assoluto di tutte le sue qualità deve ancora venire. Un personaggio di qualche anno più recente è Tony Fasano, ciuffo ribelle alla Little Tony, inguaribile nostalgico degli anni ’70, accento pugliese e grande feeling col pubblico; ci aspetta nel suo negozio Settanta mi dà tanta.
Molti
numeri sono accompagnati o intervallati da 4 bravissime ballerine, compresa
Annalisa Costa, sorella del comico, in una versione “coatta” di Lady Gaga,
Kitty Gaga, interprete di un particolare remake di Alejandro
dell’originale Lady Gaga, trasformato curiosamente in Alemanno; ogni
riferimento è puramente casuale.
L’idea forse più geniale è quella del Karacose, una specie di mimo di
canzoni italiane famose (Luna di Gianni Togni e Erba di casa mia
di Massimo Ranieri) realizzato con degli oggetti, tutto da ridere; potrei
tentare di spiegarlo a parole, ma vi assicuro che va visto.
Andando verso la fine della serata Costa mostra anche le sue grandi qualità di ballerino: conclude la prima parte con un flamenco, e nella seconda propone il balletto russo, suo personale brevetto, il Kitmancula, ma soprattutto il suo numero storico, sintesi della sua preparazione a 360 gradi, quel Charlie Chaplin che improvvisamente si scatena trasformandosi in Michael Jackson, senza nulla da invidiare all’originale per agilità e abilità.
Ringraziamenti
di rito e bis annunciato con un altro pezzo forte molto datato, il
Totò-marionetta del film Totò a colori, anche questo riprodotto
fedelmente ma con una sua autenticità, con quell’espressività tipica di Costa,
con quello spernacchiare i poveretti delle prime file, con l’introduzione di
quelle piccole varianti allo scopo di “modernizzare” la comicità di gags molto
indietro nel tempo.
Un artista completo, che canta, balla, si trasforma, prende in giro tutti, arrangia, dirige le operazioni. Giù il cappello!