IL DISCORSO DEL RE

(THE KING'S SPEECH)

 

di Claudia Pandolfi

Il Discorso del Re (The King’s Speech, Gran Bretagna, Australia, 2010) di Tom Hooper; con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce, Jennifer Ehle, Derek Jacobi, Michael Gambon, Timothy Spall, Anthony Andrews, Filippo Delaunay, Dominic Applewhite, Jasmine Virtue, Max Callum, Tim Downie, James Currie, Harry Sims, Anna Reeve Cook, Mark Barrows, Sean Talo, Dick Ward, Mary Robinson, Naomi Westerman, Freya Wilson, Eve Best

Dal 28 gennaio 2011 nelle sale cinematografiche

Morto Re Giorgio V, e certificata la scandalosa ed incredibile abdicazione al trono di Re Eduardo VIII, suo fratello, Bertie viene improvvisamente incoronato Re Giorgio VI d’Inghilterra. Un incubo per l’uomo, da sempre in lotta con una forma debilitante di balbuzie. La tecnologia ha purtroppo per lui fatto evolvere la figura del Sovrano, passato dall’essere semplicemente una ‘figura’ al dover essere anche se non soprattutto una voce, capace di trasmettere forza e saggezza. L’arrivo della radio ha rivoluzionato il mondo, e la Corona inglese non può non stare al passo con i tempi, dialogando direttamente con i propri sudditi. Con il paese sull’orlo della Seconda Guerra Mondiale e disperatamente alla ricerca di un leader, Bertie, diventato Re Giorgio VI, ha quindi bisogno di una voce, la sua voce, fino a quel momento traballante. Ad aiutarlo, grazie all’interessamento della futura Regina Madre Elisabetta, sua moglie, e non senza problemi, arriva Lionel Logue, logopedista australiano…

Al centro della trama c’è ovviamente lui, Colin Firth, memorabile nei panni del balbuziente Giorgio VI. L’attore ha dato prova di essere da anni miglior attore d’Inghilterra, in questo l’autentico capolavoro recitativo. Nel suo viso contratto, nella sua mascella indurita, nei suoi occhi iniettati di ansia e paura c’è un uomo distrutto dal peso della responsabilità, combattuto con sé stesso, solo e spesso deriso per il suo ‘handicap’ verbale, debole ma irascibile, incapace di vivere il destino a lui assegnato, potente ma ‘nudo’, dinanzi ad un semplice microfono. I suoi scatti d’ira e debolezza si alternano con forza e capacità, regalando una prova semplicemente impeccabile. Al suo fianco, un altro personaggio ineccepibile, interpretato da un Geoffrey Rush da brividi. Vederli l’uno accanto all’altro, Firth e Rush, battersi a suon di battute e frecciatine, è un piacere indecifrabile. Il cast, oltre a questi due impeccabili protagonisti vede anche l’avvicendarsi di un cast di ‘comprimari’ da prima linea. Su tutte una regale e pungente Helena Bonham Carter, un innamorato, comandato e quasi irriconoscibile Guy Pearce , nei panni di Re Eduardo VIII, un impeccabile Michael Gambon, (Re Giorgio V) e Timothy Spall, chiamato ad interpretare un ruvido Winston Churcill.

Se a tratti il film rallenta nel ritmo, lasciando spazio alla storia, con la S maiuscola, all’avvicinarsi del terrore hitleriano e alle difficoltà intime e personali di Bertie, chiamato a dover prendere il trono, anche se balbuziente e decisamente restio, Il Discorso del Re dimostra ancora una volta tutta la forza del cinema inglese, qui tecnicamente perfetto.

 Il Discorso del Re non solo convince, ma conquista. Il film, candidato a 12 Premi Oscar, ha vinto il premio del pubblico al Toronto International Film Festival, 5 British Independent Film Awards 2010 e dopo aver ottenuto 7 candidature ai Golden Globe 2011 ne ha meritata una a Colin Firth, come miglior attore protagonista.

 

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