DREAM THEATER, MUSICISTI 100%
SEMPRE VIRTUOSI CON “A DRAMATIC TURN OF EVENTS”
di Alessandro Tozzi
DREAM
THEATER – A DRAMATIC TURN OF EVENTS – ROADRUNNER RECORDS - 2011
Produzione: John Petrucci
Formazione: James LaBrie – voce; John Petrucci - chitarra; John Myung – basso; Mike Mangini – batteria; Jordan Rudess – tastiere
Titoli: 1 – On the backs of angels; 2 – Build me up, break me down; 3 – Lost not forgotten; 4 – This is the life; 5 – Bridges in the sky; 6 – Outcry; 7 – Far from heaven; 8 – Breaking all illusions; 9 – Beneath the surface
Tornano i Dream Theater dopo una lunga ricerca del nuovo batterista, dopo l’imprevedibile abbandono di uno dei fondatori del gruppo, Mike Portnoy, sostituito dunque da Mike Mangini, Extreme e Steve Vai nel suo curriculum e comunque tante collaborazioni di gran pregio nel mondo del metal.
Il tentativo sembra quello del classico ritorno alle origini, con quelle parti melodiche e quel prog vecchia maniera ad appoggiarsi, affiancarsi, sovrapporsi, miscelarsi al sound più tipicamente metal degli ultimi tempi. Anche la copertina dal sapore quasi spirituale lo indica: un funambolo in equilibrio su una corda al di sopra delle nuvole, diretto chissà dove…
Il
tutto cosparso della tecnica sopraffina di tutti i musicisti, che sono dei
mostri ognuno del proprio strumento e non fanno assolutamente nulla per
nasconderlo. Anche il nuovo elemento alla batteria sembra perfettamente
integrato perché anche la sua prestazione è maiuscola, nonostante non abbia
preso parte alla composizione di alcun brano.
L’apertura di On the backs of angels presenta subito le accelerazioni, i crescendo, i riff talvolta ruvidi di Petrucci alla chitarra, con una conclusione tipicamente prog e con elementi sinfonici introdotti nel modo migliore da Rudess. Anche sui tempi medio-alti Mangini appare ben sintonizzato col bassista Myung, staremo a vedere se l’impressione sarà confermata dal vivo.
A
seguire Build me up, break me down che rappresenta l’unica concessione
leggermente commerciale dell’album: molto semplice nella struttura, ruffiana
nella voce filtrata di LaBrie e nella scelta di certi effetti come echi lontani
e un vento a chiudere. Anche il ritornello è troppo sempliciotto per essere
Dream Theater.
Traccia numero tre Lost not forgotten, compare il pezzo che nella forma appartiene più al gruppo, in questo disco ripetuto almeno 4 volte, con pezzi che superano i 10 minuti di durata se non altro per una sezione assoli centrale spesso interminabile e forse poco digeribile se non dagli affezionati del genere. Di questa categoria però ho personalmente apprezzato di più Bridges in the sky, per il suo avvio inquietante seguito però dal riff forse più metal dell’intero lavoro; il pezzo più energico, quasi violento, caratterizzato anch’esso dalla sezione soli eccelsa ma a tratti eccessiva. In questo pezzo si nota più che altrove un LaBrie un po’ meno al passo quando ci sarebbe da ringhiare, chissà se qualche anno è trascorso anche per lui o se si tratta di semplice “onestà intellettuale” per non deludere nessuno alla prova live.
Queste
lunghe parentesi solistiche nel bel mezzo dei pezzi, ripeto ancora notevoli per
tecnica individuale, danno a tratti la sensazione di essere un po’ slegate dal
resto, come fossero state composte a parte e appiccicate di forza ai brani. Così
sembra anche in Outcry.
L’unico episodio in cui i soli suonano più funzionali al resto è Breaking all illusions. La parte centrale ha come fiore all’occhiello un solo chitarristico lento, le tastiere di Rudess non prevaricano mai gli altri strumenti come pure talvolta accaduto e l’alternanza tra parti più pompose e parti più contemplative sembra meglio combinata.
Per il resto ballads malinconiche in cui gli arpeggi di Petrucci e soprattutto la voce di LaBrie in versione sussurro danno il meglio; si prenda ad esempio Far from heaven, introdotta dal piano e conclusa dagli archi.
C’è chi li trova “freddi” ma i Dream Theater sono dei fenomeni e ci tengono a ricordarcelo sempre; le acrobazie tecniche sono il loro trademark naturale, ma sembrano sempre finalizzate a creare emozioni con atmosfere di gran classe.