DANIELE SILVESTRI NON DELUDE MAI
UN DISCO PIACEVOLE E SIGNIFICATIVO
di Alessandro Tozzi
DANIELE
SILVESTRI – S.C.O.T.C.H. – SONY - 2011
Produzione: Daniele Silvestri
Formazione: Daniele Silvestri – voce, chitarra e piano; Maurizio Filardo – chitarra; Gabriele Lazzarotti – basso; Piero Monterisi – batteria; Gianluca Misiti – tastiere; Ramon Josè Caraballo – tromba e percussioni
Titoli: 1 – Le navi; 2 – Sornione; 3 – Cos’è ‘sta storia qua; 4 – Fifty-fifty; 5 – Acqua stagnante; 6 – Precario è il mondo; 7 – La chatta; 8 – Io non mi sento italiano; 9 – MonitoR; 10 – Ma che discorsi; 11 – Acqua che scorre; 12 – Lo scotch; 13 – L’appello; 14 – In un’ora soltanto; 15 – Questo paese
Daniele
Silvestri è un cantautore con moltissime cose da dire, e per fortuna,
diversamente da altri, le dice. Senza turpiloquio, ma con canzoni spesso
deliziose, le dice. Le dice con la sua voce, sempre calda, anche quando va un
po’ più su, con la sua ironia “gentile”, ma le dice.
Il disco alterna pezzi riflessivi e pezzi più aggressivi, forse più politicizzati del solito nei contenuti: l’atmosfera di garbata ma decisa contestazione è vivida, i mali del paese vengono denudati senza pietà in brani come Precario è il mondo, Fifty-fifty, il singolo MonitoR o l’emblematica Io non mi sento italiano, presa a prestito da Giorgio Gaber, ma voglio precisare subito che il prodotto è di notevole valore anche dal punto di vista musicale.
La
stessa Fifty-fifty è geniale in testi e musiche e sazia le orecchie col
tappeto sax di Torquato Sdrucia; Monitor, singolo di lancio insieme a
Ma che discorsi, è un hard rock vero, perfetto per un grido di protesta;
Acqua stagnante sembra nelle sonorità il remake di Le cose in comune;
citazioni sparse, Gino Paoli, Fred Buscaglione, Stefano Rosso ma Silvestri
riesce a mantenere un’omogeneità anche in questa varietà, rinunciando stavolta
al pezzo più ruffiano, tipo La paranza di quattro anni fa.
L’album si apre e si chiude col piano, come ad aprire e chiudere una parentesi, dentro la quale prendono vita i suoi contenuti, attuali ma non banali, per quanto iper-trattati da tanti artisti. Gli strumentisti sono i fedelissimi storici, sanno tutti il fatto loro.
C’è perfino un pezzo-fantasma, Rock for president, dopo qualche minuto dalla fine, come a dire “Dimenticavo…”.
Altre
curiosità: la copertina con Silvestri appiccicato al muro, appunto, con lo
scotch, simbolo della precarietà, e le estensioni della sigla S.C.O.T.C.H.
inserite nel booklet dall’autore; pare che in alcuni blog si sia scatenata
la caccia all’interpretazione.
Credo meriti un plauso, questo cantautore che ad oggi non si è ancora, per fortuna, imbattuto nella classica buccia di banana sulla quale scivolare; le sue oscillazioni qualitative sono sempre rimaste nell’area medio-alta.