ESMERINE CON DEDICA
“LA LECHUZA” OMAGGIA LHASA DE SELA
di Alessandro Tozzi
ESMERINE
– LA LECHUZA – CONSTELLATION - 2011
Produzione: Ryan Morey
Formazione: Bruce Cawdron – percussioni; Rebecca Foon – violoncello; Andrew Barr – percussioni; Sarah Page – arpa e voce
Titoli: 1 – A dog river; 2 – Walking through mist; 3 – Last waltz; 4 – Trampolin; 5 – Snowday for Lhasa; 6 – Sprouts; 7 – Little streams make big rivers; 8 – Au crepuscule, sans laisse; 9 – Fish on land
Questo è un gruppo nato nel Quebec dall’unione delle forze di Bruce Cawdron e Rebecca Foon, e dopo 6 anni dal disco precedente, Aurora, pubblicano questo La lechuza in memoria e omaggio di Lhasa De Sela, cantautrice canadese di origine messicana scomparsa a soli 37 anni, uccisa dall’infame cancro al seno.
Il
duo fondatore, molto amico di Lhasa e molto a lei vicino al momento della
terribile diagnosi, avvenuta durante la lavorazione del disco Lhasa,
rimasto a tutti gli effetti il suo testamento musicale, per l’occasione
arricchisce la formazione di due elementi stabili, Sarah Page all’arpa ed Andrew
Barre come secondo percussionista, oltre a vari altri occasionali, come Patrick
Watson che presta voce e piano ad un paio di pezzi.
Il genere “rock da camera” degli Esmerine è perfettamente congeniale alla logica dell’omaggio, magari qui caratterizzato dall’avvio cupo di A dog river, percorso dal violino e dal sax di Colin Stetson.
La
tensione continua con Walking through mist, e stavolta tocca a Patrick
Watson la parte del drammaturgo, e arriva poi all’inattesa voce di Sarah Page in
Last waltz, la prima parte vocale della produzione Esmerine. Poi si
ascolta anche quella di Watson in Trampolin e Snowday for Lhasa,
la dedica diretta all’amica, ma spesso si tratta di un semplice falsetto, direi
perfino lagnoso, in appoggio alle meste sonorità create da Cawdron e Foon,
cervelli, ma anche cuori della band, colpiti come sono dalla prematura
scomparsa.
I ritmi salgono lievemente per Sprouts, sintesi perfetta di tutte le inquietudini, le sospensioni, le sperimentazioni rock decadenti, quasi drammaticamente concluso dalle struggenti percussioni di Cawdron e Barr.
La dedica è completa con la voce stessa dell’amica in una registrazione del 2008 in cui era accompagnata proprio dai due Esmerine: nodo alla gola immediato, cuori straziati, ma è proprio la più degna conclusione di un disco buono nel suo genere, reso unico dai sentimenti che porta con sé.