FOO FIGHTERS, DIRETTAMENTE DAL GARAGE
UN RITORNO ALL’HARD SENZA TANTI COMPLIMENTI
di Alessandro Tozzi
FOO
FIGHTERS – WASTING LIGHT – ROSWELL RECORDS – 2011
Produzione: Butch Vig
Formazione: Dave Grohl – voce e chitarra; Chris Shiflett – chitarre e cori; Pat Smear – chitarra; Nate Mendel – basso; Taylor Hawkins – batteria, percussioni e cori
Titoli: 1 – Bridge burning; 2 – Rope; 3 – Dear Rosemary; 4 – White limo; 5 – Arlandria; 6 – These days; 7 – Back & forth; 8 – A matter of time; 9 – Miss the misery; 10 – I should have known; 11 – Walk
Le
note riportate nel booklet parlano di sessions registrate dal garage di Dave:
appena inserito il disco nel lettore è tutto chiaro, perché parte il ritmo
forsennato di Bridge burning, adrenalina pura. Hawkins picchia forte alla
batteria, il tappeto elettrico di tre chitarre mette le cose in chiaro:
l’obiettivo è quello di creare il disco più hard della carriera dei Foo Fighters,
ed è puntualmente raggiunto. Si avverte il sudore della fronte.
Superato il singolo Rope, leggermente più cadenzato ma di scarsa
concessione commerciale anche lui, parte un trittico dalle sonorità metalliche,
una delizia per i fans della prima ora e per gli orfani dei Nirvana.
Dear
Rosemary, anche nella sua melodia iniziale, presenta ugualmente quel sound
crudo, sporco ma essenziale, di facile acchiappo anche se per niente easy;
White limo rappresenta il top dell’album per cattiveria, col suo cantato
indemoniato e le sue chitarre che si rincorrono; Arlandria attacca in
pompa magna poi incanta coi sussurri di Grohl e con l’abilità di Hawkins ai
piatti, concludendo con un crescendo proprio alla Nirvana.
I delicati d’orecchio trovano il primo attimo di pace al sesto brano, These days, comunque compositivamente sopra la media come tutto il disco.
Nella seconda metà il disco concede un paio di sprazzi meno incessanti, ma solo
in parti, non in brani interi. Back & forth ripropone però quegli
“Oooooh” che ti riportano indietro di 20 anni. I pezzi successivi, in qualche
caso anche legati tra loro, alternano momenti più rilassati ad altri più
infervorati, ma sempre rimanendo su suoni hard. Anche la prestazione vocale di
Grohl è immune da ogni critica.
Possiamo tranquillamente abbandonare per sempre l’etichetta dei Foo Fighters come il gruppo di Dave Grohl nato dalle ceneri dei Nirvana. Sono i Foo Fighters e basta, con la loro precisa identità.
Un lavoro che sfiora la perfezione, non riesco ad individuare passi falsi. Un disco vero, che dà proprio la sensazione dell’essere stato registrato da gente che ama suonare.