INTERVISTA A GIANLUCA GIUGLIARELLI
AUTORE E COMICO A 360 GRADI
di Alessandro Tozzi
Chi
non conosce Gianluca Giugliarelli si vergogni qualche minuto e poi vada a
leggere il suo curriculum. Beh, comunque gli do una mano io: parliamo di un vero
attore in tutte le sue espressioni perché in varie circostanze ha toccato con
mano le diverse realtà del cinema, della tv, del teatro, delle serate nei
locali, del cabaret.
E’ uno che sa fare tutto al preciso scopo di far ridere: anche scrivere, badate bene, perché dalla sua penna sono nate molte belle trovate di altri grandi comici come Antonello Costa e Sergio Viglianese.
E’ stato artefice di ruoli più o meno importanti, come di lunghi monologhi in cui prende in giro tutti e mette a nudo le bizzarrie della televisione, della vita sociale, della malasanità e di tanti guai che funestano il nostro paese, cercando di affrontarli col sorriso sulle labbra.
Ma spesso con lui il sorriso sulle labbra si trasforma presto in grasse risate; in molti ricorderanno il maldestro avvocato di Telecesare, in onda su Teleroma 56 qualche anno fa e spesso replicato, che sputazza quando parla, o l’effeminato stilista, o Don Credo, il prete furbetto, oltre alla gran quantità di interpretazioni cinematografiche e televisive. L’ultima sua invenzione è il personaggio del barbone, approdato in tv per il programma Area 51 Comici in caduta libera, appena concluso sull’emittente Roma Uno, di cui SUL PALCO parla ampiamente in questa stessa edizione. Un personaggio a dir poco diretto, visto che si auto colloca molto in basso come posizione sociale, che dice le cose chiare, in faccia, ma sempre sorridendo, guardare per credere.
Quando e come hai avvertito che lo spettacolo era il tuo mestiere?
Veramente volevo fare il calciatore ma mamma e papà me lo hanno proibito. Così ho deciso di fare il comico. Da allora mamma e papà non fanno che ripetermi che devo fare il calciatore. Ma ormai ho 43 anni. Ho il fiatone anche quando gioco in porta.
Hai una preferenza specifica per tv, cinema o teatro?
Mi piacciono tutti e tre i generi, adoro le loro differenze.
Ti ho visto in alcuni spot pubblicitari, ritieni utile fare uno spot divertente?
Tutto quello che è divertente è utile. Mi riferisco al divertimento sano, non allo sballo che è l’esatto contrario del divertimento.
Come elabori i tuoi personaggi, così diversi l’uno dall’altro (lo stilista, il barbone, l’avvocato, il prete, il divorziato, etc.)?
Divertendomi, appunto.
Qualche impressione o episodio curioso legato ad un personaggio importante incontrato nell’ambiente.
Ho avuto l’onore di essere diretto da Gigi Proietti ne Il dramma della gelosia. Anche se avevo un piccolo ruolo è stata per me un’esperienza molto formativa. I protagonisti erano Pino Quartullo, Sandra Collodel e Pierfrancesco Favino.
Nessun problema con Don Credo?
No, la gente ha capito il gioco e la goliardia di questo prete bonario. E’ per questo che è risultato simpatico fin dall’inizio.
C’è qualche messaggio sociale che intendi trasmettere, ad esempio proprio col barbone?
Il barbone mi dà modo di scherzare sulle persone che si prendono troppo sul serio. In genere chi si comporta così è perché nasconde una grande debolezza. E’ come quando bluffi a poker: fai finta di avere un bel punto per mascherare il fatto che non hai niente.
Che esperienza è stata Area 51?
Bellissima! Noi comici romani abbiamo dimostrato di essere bravi e di esserlo in tempi brevi, perché abbiamo registrato in tempi strettissimi ciò che normalmente ne avrebbe richiesti di molto più lunghi.
Prossimi impegni, progetti futuri?
Zelig Off e altre cose di cui non parlo per scaramanzia.