QUATTRO CHIACCHIERE CON GREG

UN’ARTISTA SEMPRE IN MOVIMENTO

 

di Alessandro Tozzi

 

Claudio Gregori, conosciuto come Greg nel duo comico Lillo & Greg, è molto di più che un comico: fumettista dagli anni ’90, autore ed attore teatrale, televisivo, radiofonico, in qualche occasione cinematografico, musicista ad ampio raggio in virtù di una completa preparazione.

Non vado oltre nella presentazione perché il suo curriculum è già lunghissimo, basterà dire che dove c’è lui c’è sempre un’espressione artistica, che sia comica, musicale, teatrale; davanti ai microfoni o alle telecamere lui non è mai banale.

Non lo è neanche nell’intervista che ho avuto l’onore di realizzare con lui, disponibilissimo.

Cominciamo dagli albori, i Jolly Rockers, i padri dei Blueswillies, giusto?

Con i Jolly Rockers siamo andati avanti dal 1982 al 1996, poi ero rimasto praticamente solo, dopo l’uscita dal gruppo di Max Forestieri, chitarrista e fondatore insieme a me e subito a seguire del pianista Andrea Fiorelli, l’elemento venuto subito dopo e mio compagno di scuola al liceo. Intanto però erano entrati in scena batterista, bassista e fiati degli attuali Blueswillies; dopo un certo altalenarsi di elementi nel 1997 sono nati i Blueswillies, in pratica l’ultima formazione dei Jolly Rockers.

I fratelli Maranzano, i personaggi impersonati dai Blueswillies, rappresentano la parodia di qualcosa o qualcuno?

Si, eravamo tutti appassionati degli italo-americani dei film di Scorsese e di musica jazz e swing, proposta da molti italo-americani o italiani del tutto, come Nick La Rocca fin dal 1917.

Ulteriore fase l’incontro con Lillo e la nascita dei Latte e i suoi Derivati.

Ero ancora coi Jolly Rockers e ho conosciuto lui e Paolo Di Orazio, che aveva il suo gruppo metal. E’ stato lui a spingere la scelta verso un gruppo che facesse “musica comica”, perché io avevo già scritto dei brani comici, e un paio anche lui. Abbiamo fatto qualche mese di prove, anche se con soli tre brani e più che altro per gioco, pian piano siamo diventati una dozzina, tutti fumettisti con l’hobby di suonare qualche strumento, ma nulla di particolarmente serio. Ad un certo punto però il gruppo si è assottigliato, siamo rimasti in quattro e abbiamo smesso. Finchè a febbraio del 1992 un mio contatto che organizzava kermesse di gruppi demenziali al Classico ci ha offerto di partecipare coi nostri tre pezzi, Me so ‘ngrifato, Tadadattà e una rielaborazione di Chitarra romana: quasi neanche volevamo andare, alla fine abbiamo vinto premio della critica e del pubblico. Non che questo fatto in sé avesse un grande valore, però ci ha invogliato a continuare, e poi in quell’occasione abbiamo incontrato il nostro primo agente…

Renato Venturiero della Rossodisera, se ben ricordo.

Proprio lui, che in pratica come avviene nei film ci ha proposto immediatamente un contratto. Aveva tra i suoi assistiti due gemelli tenori, uno strozzapalloni, una ragazza molto bassa, anche se non proprio nana, che cantava, insomma numeri da circo. Così è arrivata anche la partecipazione a tre puntate di Saluti e baci, programma di Pingitore condotto da Pippo Franco, con Valeria Marini alla sua prima apparizione; con l’occasione abbiamo presentato i nostri tre pezzi dell’epoca, che erano Neurodisney, Alla fiera del Tufello e forse Il ballo dell’estate.

Ti mancano i Latte e i suoi Derivati?

Per niente. E’ una bellissima fase della crescita, ma è giusto che resti quella che è.

Neanche per qualche serata sporadica?

Il fatto è che per come sono costruiti i Latte e i suoi Derivati, anche una serata richiede per i musicisti almeno dieci giorni di prove fitte per ricordare i brani. Molto ha contribuito alla stanca il periodo 1995-1996, in cui facevamo venti serate al mese: tutti i mercoledi al Fonclea, due martedi al mese al Famotardi, più tutte quelle occasionali. A quel punto abbiamo pensato all’affitto di un grosso locale e nonostante la resistenza di Renato Venturiero che non se la sentiva, poi ci siamo riusciti attraverso Guido Tognetti, prendendo il Palladium e tutto è andato benissimo. Da lì abbiamo cominciato con locali più grandi e qualche concerto in meno. Però l’estate erano sempre tantissimi, era difficile far digerire il brano nuovo, a noi sembrava di ripetere ogni sera la stessa barzelletta.

Però ultimamente La ballata del T9 mi sembra sia andata forte subito, come ti è venuta l’idea?

L’estate scorsa, inviando e ricevendo messaggi, ho notato che a seconda del tipo di cellulare cambiano le parole che escono in automatico: ad esempio alcuni scrivono “io”, altri “in”, altri ancora “ho”. E’ andata abbastanza bene anche Country in italiano.

Sogno sempre di vedere prima o poi il video di uno spettacolo dei Latte per intero. Invece con fumetti e libri hai ancora impegni?

L’editrice Castelvecchi mi ha chiesto tempo fa di ripubblicare il mio Aggregazioni, di cui tra l’altro non ho notizie della prima edizione perché è scomparsa l’editrice precedente. Doveva essere pronto a novembre. La stessa editrice sta per lanciare un settimanale di satira chiamato Ruvido, al quale dovrei partecipare con dei fumetti. In questi giorni però mi hanno detto che, quanto ad Aggregazioni, preferiscono aspettare per i racconti brevi, preferirebbero prima un romanzo, ora vedremo. Nonostante l’accento del nord che a molti sembra sempre rassicurante e segno di idee chiare, sono ancora un po’ indecisi.

Fai un po’ di tutto: tv, radio, cinema, teatro, musica. Hai delle preferenze?

Musica. Mi intriga molto anche il teatro, però anche lui tende ad annoiarmi dopo un paio di settimane che sono in scena con la stessa commedia. Comunque pochi riescono a rimanere in scena per molto tempo, come La bella e la bestia.

Puoi raccontare un fatto curioso o divertente relativo alla lavorazione di uno spettacolo?

Mi vengono in mente certi scherzi che facevo a Lillo nel periodo de Le iene. Registravamo a Milano, andavamo in aereo la mattina presto e tornavamo con un volo delle 19,30, sul quale puntualmente Lillo si addormentava e io gli mettevo in mano una rivista porno, fingendo poi di nasconderla frettolosamente quando lui si svegliava al passaggio delle hostess. Un ‘altra volta gli ho fatto fare un autografo con dedica ad una hostess che sapevo non lo avesse riconosciuto; insomma questa hostess è tornata da lui chiedendogli spiegazioni, forse pensando ad un tentativo di abbordarla.

Vi ho visto anche con Serena Dandini, bravissima e bel programma il suo, ma non temete di darvi troppo un’identità politica?

Un pochino si, anche se io in realtà sono completamente apolitico e non faccio mai alcun riferimento. Lillo forse manifesta qualche simpatia in più, niente di che ma comunque siamo, specialmente io, assolutamente neutrali, in politica e nel calcio.

Le voci fuori campo di Takeshi’s Castle erano davvero improvvisate?

C’era un piccolo repertorio d’emergenza, come tutte le storie tipo Concettina Yakamoto, la tangenziale Nagashima, che servivano a dar corpo al tutto e a riempire eventuali buchi, poi c’era tutto ciò che veniva improvvisato con i concorrenti che cadevano in acqua, davano capocciate, etc. All’inizio il tipo che cade in acqua fa ridere, ma dopo un certo numero di volte meglio variare, e allora c’erano dei contenuti generici, buoni per tutte le occasioni.

Preferisci la professionalità raggiunta ora o le fatiche dei primi tempi?

Il sudore della fronte dei primi anni è necessario per formare tutto il bagaglio d’esperienza che adesso mi permette di fare tante cose senza mai perdere equilibrio. Gli stessi Blueswillies ora sono più blasonati di qualche anno fa, infatti mi piace sempre una sorta di ricominciare da capo con qualche progetto: ora ho questo gruppo chiamato Greg’s Club col quale facciamo pezzi miei e pezzi sconosciuti rock & roll. Il lato sperimentale lo conservo sempre.

Ma come ti vengono tutte le idee per la tua comicità basata sull’assurdo, quelle di 610?

Vengono a volte da improbabili programmi visti o ascoltati, come l’inviata Valentina Paoletti, dove in pratica c’è una commistione alla Willie il Coyote; sembra che muoia ma non muore mai. Sono tutti incipit che si mescolano, oppure iperboli, cose strane che vedo e estremizzo. Vedi anche le edicole con le raccolte dei santini, dei gioielli dei divi del cinema, delle cose incredibili e vere, e forse proprio perché vere sono più comiche di quelle inventate. Insomma si costruisce tutto intorno a qualcosa di vero.

Come vi spartite i compiti con Lillo?

Di solito ognuno prepara qualcosa per sé e poi ci si incontra per parlarne. Poi ci sono anche cose individuali, come il suo calabrese estremo o il mio Estiquatsi. Anche le pubblicità o i trailers nascono da idee congiunte o individuali.

Un pregio che riconosci a te stesso e uno che riconosci a Lillo.

A me una certa integrità artistica, una certa indipendenza, mi basta pagare le mie spese facendo il mestiere che amo. Lillo è fenomenale nel riciclare tantissime cose che io butterei via, cose vecchissime che lui riesce a rivitalizzare proponendole in un altro modo; lui ti tira fuori un numero nuovo da un’idea scritta venti anni fa e dimenticata in un cassetto. Ad esempio abbiamo riproposto con successo il cameriere coi suoi piatti speciali panna, penne, funghi, etc. in alcune puntate di Mmmmh di Serena Dandini qualche anno fa: era il suo riciclo di un fumetto antichissimo chiamato Animal Comic, ma ha funzionato benissimo per un pubblico televisivo più ampio che probabilmente non aveva letto quel fumetto.

Progetti per la nuova stagione?

Due serate ad ottobre con Aggregazioni al Teatro di Formello, a dicembre con Lillo al Teatro Olimpico con L’uomo che non capiva troppo, commedia che sto scrivendo, poi a marzo/aprile all’Ambra Jovinelli con una commedia musicale ancora da scrivere. A marzo riproporremo Rockandrology con i Blueswillies. Quanto alla televisione, qualche altra comparsata con Serena Dandini, non sappiamo per quale emittente e altre cose ancora in attesa di conferma. La radio continua regolarmente.

Tutte cose che SUL PALCO terrà d’occhio. Grazie Claudio, è stato un privilegio!

 

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