“GRISU’, GIUSEPPE E MARIA” AL VITTORIA
IL SODALIZIO PISTOIA-TRIESTINO COLPISCE ANCORA
di Alessandro Tozzi
GIANNI
CLEMENTI – GRISU’, GIUSEPPE E MARIA
Regia Nicola Pistoia
Con Paolo Triestino, Nicola Pistoia, Franca Abategiovanni, Sandra Caruso, Diegi Gueci
Produzione Neraonda
Roma, Teatro Vittoria, dal 20 dicembre 2011 all’8 gennaio 2012
Anni ’50, guerra appena finita, una piccola parrocchia di Pozzuoli, vicino Napoli, con tanta miseria e tanta ignoranza. Don Ciro (un magistrale Paolo Triestino) fa il suo mestiere di parroco, per nulla facile in un paesello dove i cittadini gli danno un sacco di gatte da pelare e il nuovo sacrestano Vincenzo (Nicola Pistoia) non collabora, anzi le studia tutte per scansare il lavoro.
Donna
Rosa (Sandra Caruso) e Donna Filomena (Franca Abategiovanni) sono due sorelle
accomunate forse solo dall’essere nate dalla stessa madre; fedelissima al marito
emigrato per mantenere la famiglia la seconda, zitella ma con molti “momenti di
debolezza” la seconda, compreso quello col farmacista del paese (Diego Gueci),
farmacista di professione grazie ad un’imprecisata laurea mai esibita
pubblicamente e sciupafemmine per diletto.
Si rivede un’Italia povera, parecchio malmenata rispetto a quella attuale, ma almeno con un futuro davanti che forse non si vede più ai nostri tempi. Un periodo in cui aveva un senso anche emigrare per mandare i soldi a casa, aveva un senso anche emozionarsi per il calcio e per il Napoli.
I
paesani ne combinano di tutti i colori: donna Filomena aspetta un figlio dal
farmacista che, tra la lettura di una lettera e l’altra l’ha “intrattenuta” un
pochino troppo da vicino. Già quella era anche l’Italia, specie al Sud, delle
lettere fatte leggere ai pochi del paese in grado di farlo. Donna Rosa ne
aspetta un altro, a quanto pare più legittimo, ma dà lo stesso molti pensieri a
don Ciro. Per non dire poi di Vincenzo, meraviglioso nell’interpretazione di
Pistoia dello svitato ma non troppo, di quello che forse ci fa ma non ci è,
giusto per evitare di ricevere troppi compitini da svolgere.
Anche il parroco rappresentato da Triestino ci fa rivivere uno spaccato d’Italia antica, impegnato com’è a mettere toppe sui disastri combinati dai suoi concittadini, che considera sul serio tutti figli suoi. Un parroco convinto della sua vocazione religiosa, ma senza quella presunta superiorità di chi intende rappresentare Dio in Terra; è pieno di debolezze umane anche lui, gli tocca perfino pregare donna Filomena di coprirsi bene per evitare imbarazzanti tentazioni…
Bravissimi
anche Franca Abategiovanni, napoletana verace in tutto, Sandra Caruso, che come
donna Rosa regala un’interpretazione quasi interamente all’insegna della
disperazione, e Diego Gueci nel ruolo del farmacista letterato e conquistatore,
ma di fatto goffo ed impacciato di fronte al precipitare dei fatti.
I meccanismi di quell’Italia, nei piccoli paesi ancora di più, prevedono il salvataggio delle apparenze innanzitutto. E don Ciro troverà come sempre la soluzione che soddisfi tutti? Potete scoprirlo al Teatro Vittoria fino all’8 gennaio.