MA CHE BELL’IKEA AL SALA UMBERTO

MINACCIONI & FABRETTI IN DOPPIA COPPIA

 

di Alessandro Tozzi

 

GIANNI CLEMENTI – MA CHE BELL’IKEA

Regia Enrico Maria Lamanna

Con Paola Minaccioni, Riccardo Fabretti

Produzione Viola Produzioni

Roma, Teatro Sala Umberto, dal 13 settembre al 2 ottobre 2011

 

Periferia di Roma, palazzina di nuova costruzione e appartamenti in vendita. Due giovani coppie impegnate nel sopralluogo finale, quello decisivo per l’acquisto. Al secondo piano un avvocato sinistroide, Fidel (Riccardo Fabretti) e una mammona sull’orlo dell’esaurimento, Carlotta (Paola Minaccioni), al terzo piano i due protagonisti interpretano una coppia di bassissima estrazione sociale, lui commerciante ambulante di scarpe filo-nazista, lei ragazza dell’est strappata via dalla strada proprio da lui in occasione di un “servizio” da lei prestato.

Due coppie così diverse, due percorsi di vita diametralmente opposti, che sembrano avere in comune solo l’indirizzo del domicilio.

Ed invece a poco a poco abbondano le cose in comune: sono tali e quali non solo gli appartamenti, ma anche gli arredi nei minimi dettagli, tutti a marchio Ikea. E poi abbondano i rispettivi desideri trasgressivi dal punto di vista sessuale: l’avvocato è fin troppo frenato dalla moglie svampita e “bloccata” sessualmente, perciò cade nella trappola dell’ex prostituta, lei fin troppo sbloccata, trasposizione del personaggio proposto in Radio a 610, mentre coatto del piano di sopra, coi suoi metodi a dir poco aggressivi, realizza il miracolo e pone fine alla paralisi sessuale della povera esaurita.

Perfino i rispettivi cani copulano violentemente, sotto gli occhi esterrefatti dei quattro, che neanche riescono a staccarli.

Così si mischiano quattro realtà completamente diverse, sotto l’egida dell’Ikea e di una vita annoiata in cerca di evasione: il massimo delle loro serate sembra essere stato fino ad ora il frivolo programma tv del sabato sera.

Grandi trasformisti i due, che passano da una scena all’altra in pochi attimi, interpretando i componenti ora di una coppia ora dell’altra, composti e ben abbottonati quelli del piano di sotto, borgatari e al limite dell’indecenza quelli del piano di sopra.

Impressionante anche l’abilità di Paola Minaccioni in quel caratteristico parlato rumeno-romano, ma comunque spigliatissimo, di contraltare ai nervosi bofonchiamenti dell’altra donna; lo stesso dicasi per Riccardo Fabretti, cui basta un copricapo e un occhiale per trasformarsi dall’avvocato dai modi gentili alla iena del piano di sopra.

La non eccessiva durata dello spettacolo lo rende ancora più gradevole, nonostante la mancanza di un vero e proprio colpo di scena finale; evidentemente era intenzione dell’autore realizzare un colpo di scena progressivo, ben distribuito durante la rappresentazione.

 

 

 

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