“INFINITO FUTURO” ALL’OROLOGIO

ANTONIO SANNA PARTE DA ORWELL E VA MOLTO OLTRE

 

di Alessandro Tozzi

 

ANTONIO SANNA – INFINITO FUTURO

Regia Antonio Sanna

Con Francesco Sechi, Antonio Sanna, Laura Amadei, Ezio Conenna, Giulio Pierotti, Gianfranco Miranda, Stefano Thermes

Produzione Cubatea

Roma, Teatro dell’Orologio, dal 22 novembre al 18 dicembre 2011

 

Se George Orwell è stato un premonitore nel 1948 con la sua Animal Farm lo stesso potrebbe dirsi, e saranno i posteri a confermarlo, di Antonio Sanna e di questa ampissima rielaborazione, ma che in realtà può considerarsi un sequel attualizzato al terzo millennio.

Siamo sotto dittatura. Ma è una sorta di dittatura cerebrale, è l’occhio spietato del Grande Fratello che comanda, impedendo a tutti ogni forma di sentimento, di emozione e di libero pensiero.

Non si serve di una Polizia bensì di una Psicopolizia, che non esegue arresti, ma piuttosto indagini e ricoveri, dimettendo solo a “guarigione” avvenuta.

Operazione semplicissima con soggetti nella media, ma che può trovare opposizione nelle teste (troppo) pensanti di Eclarius Mann (Francesco Sechi) o nell’idealista dell’amore Giulia (Laura Amadei), sebbene nascosta sotto la bandiera della Lega Sesso Facile.

L’uomo medio si convince davvero che il Grande Fratello lo ami e lo protegga, mentre in realtà cerca la via d’accesso più diretta al controllo della mente e del cuore di ognuno, sorvegliando tutto e tutti con microfoni e telecamere permanenti.

L’obiettivo è zombizzare, la pena per gli indisciplinati è il vaporizzatore.

Di tanto in tanto i protagonisti sono chiamati a ripetere a voce alta, come in rito di auto convincimento, “Ci libereremo di chiunque ci dia fastidio, anche di noi stessi se necessario”. E quasi tutti ci credono davvero. Innanzitutto lo svitato Napoli (Giulio Pierotti), poi lo studioso Van Siri (Ezio Conenna), che tenta di elaborare la liber-lingua, un linguaggio di infiniti vocaboli, uno per ogni sfumatura dello stesso fatto.

Il discorso è che, come dice la voce narrante di Moreno (l’attore e regista Antonio Sanna), un evento ha un solo modo di essere; è solo che il Grande Fratello lo nasconde sotto un ricco strato di multi verità diverse, allo scopo di compiere la zombizzazione.

Eclarius Mann e Giulia sono convinti che nessun occhio elettronico possa rubar loro i sentimenti, si rifugiano in una soffitta dove quest’occhio sembra non arrivare, si amano e si liberano dall’oppressione. Anche il negozio di oggetti antichi di Moulacky (Gianfranco Miranda) e del nonno (Stefano Thermes) proprietario della soffitta, è frequentato ormai solo da Eclarius Mann, superstite del mondo reale, sostituito ormai per tutti da quello virtuale. E’ lui l’unico ad interessarsi ancora a lamette da barba o a vecchi cartoncini Bristol.

Obiettivo del Grande Fratello è ingenerare il dubbio passivo, onde far sì che tutto sia accettabile come verità; non può tollerare una scelta precisa, perché significherebbe decisa esclusione di altre opzioni.

Tutta una prima fase della rappresentazione prosegue con questa fase di controllo, ed è molto pacifica; tutti gli interpreti sono abilissimi nel creare questa tensione da terrorismo psicologico. Sono seduti casualmente tra il pubblico, idea geniale di Antonio Sanna, e cambiano scenario ed ambientazione con un gesto o con uno sguardo, con le luci che li assecondano alla perfezione. Il palco vero è solo la soffitta, luogo degli incontri segreti tra i due “sovversivi”.

Ad un certo punto, però, il mancato allineamento dei due ribelli viene scoperto e il Grande Fratello si fa un po’ meno sibillino nel suo controllo, passando a metodi più fisici, la tortura bella e buona; i grassatori sono dapprima Moulacky e il nonno, agenti della Psicopolizia sotto mentite spoglie e autori di una riuscitissima trappola, poi Moreno, capo della Psicopolizia stessa con stupore e delusione di Eclarius Mann.

Questa seconda parte è l’apoteosi della sublime prestazione di Francesco Sechi, il povero Eclarius Mann torturato in uno squallido sotterraneo dove vede compagni vaporizzarsi e ritrova Giulia senza che lei lo riconosca.

Le torture, le parole strappate di bocca, le botte, le ferite inferte a bastonate e a parole, le scariche elettriche, tutto pur di ricondurlo sui binari dell’obbedienza. Si, perché Eclarius Mann non è uno qualunque, da nebulizzare e avanti un altro, è un cervello funzionante che, se si sottomette, può essere molto utile al Grande Fratello.

Lo spazio della rappresentazione è il centro della sala, non ci sono uscite di scena, è tutto a portata di mano dello spettatore. Anche Antonio Sanna e i suoi bravissimi attori hanno voluto raggiungere la sede dei sentimenti di tutti noi, e ci è riuscito in pieno con uno spettacolo molto emotivo.

A fine serata ho incontrato il protagonista Francesco Sechi, disponibilissimo a raccontare qualcosa di lui e di questo spettacolo. Francesco Sechi incontra il maestro e drammaturgo Antonio Sanna nel 2002 e con lui inizia a studiare recitazione; ne nasce una fervente collaborazione con Sanna stesso in qualità di interprete in diverse messe in scena di pieces teatrali, sia del drammaturgo che classiche.

Dal 2006 con lo stesso Antonio Sanna è cofondatore dell’associazione L’attore in movimento. Contemporaneamente approfondisce lo studio della recitazione sia in Italia che all’estero, principalmente Los Angeles e Londra, con l’acting coach Bernard Hiller della Los Angeles Bernard Hiller acting studio. L’attività di interprete lo porta ad approdare al cinema nel 2011 partecipando a lavori quali Scossa per la regia di Ugo Gregoretti e in televisione nel 2012 nella fiction Tutti i giorni della mia vita con Neri Marcoè per la regia di Luca Ribuoli.

Come ti sei calato in questo personaggio, per così dire, doppio, riflessivo e tutto d’un pezzo nella prima parte e scatenato nella seconda?

Mi ha gratificato moltissimo questo personaggio. Nella prima parte non può permettersi emozioni perché lo psicoreato è sempre dietro l’angolo. Lui ha un amore assoluto per la verità che però qui viene continuamente cambiata; è un nostalgico, come mostra con gli oggetti antichi, a lui piace ancora scrivere memorie ma può solo mostrare qualche perplessità per il personaggio grossolano di Napoli o per il dotto Van Siri che insegue la liber-lingua, che alla fine è uno strumento che contribuisce alla mistificazione della realtà.

Siamo andati nel futuro ma di tanto!

Si, si parte da Orwell ma poi si va parecchio avanti, questo è un futuro più futuro. La perplessità di Eclarius Mann può essere mostrata solo in maniera molto velata, non può porre domande. Incontra Giulia che, come lui, vive nell’ombra anche se è più cinica di lui; lui a dire il vero si fida ciecamente di Moreno, membro di una dirigenza che non ha mai fatto nulla per deluderlo. E’ come se la prima parte fosse tutto un sogno, quello di ritrovare un amore, di confessare serenamente le sue perplessità al Grande Fratello, e poi al risveglio ci fosse la tortura.

Questo Grande Fratello è il simbolo dei nostri tempi?

Simbolo di qualcuno che ti guarda costantemente e non sai da quanto tempo, ti ha sempre osservato. Per Eclarius Mann il peggio è che gli vengono strappati i sentimenti, quei sentimenti che pensava di conservare sempre e comunque. E’ peggio della tortura fisica. Quando viene sorpreso si domanda cosa gli accadrà ma lo sa già.

E’ desolante anche sapere che dunque saremo prima o poi tutti annullati?

Più che annullati direi omologati, obbligati a consumare una verità tascabile. Anche la tortura del cibo è senza scelta, devi mangiare tutto, fino alla nausea. Moreno rivela a Eclarius Mann che lo osserva da tre anni perché lui ha qualcosa di diverso dagli altri, perciò gli manda la trappola del robivecchi, stanno indagando su di lui, giocando al gatto col topo assecondandolo fino ad un certo punto, per farlo parlare il più possibile. E’ spacciato fin dall’inizio.

Insomma una dittatura che toglie le emozioni.

Se pensi che Orwell scriveva Animal farm nel 1948 ipotizzando quella situazione nel 1984 forse era più avanti di quanto lui stesso credesse. Ha capito che i rischi potevano essere questi, non per niente ha avuto molti problemi a pubblicarlo, all’epoca criticava uno specifico regime. La sconfitta vera è la perdita delle emozioni, l’annichilimento totale.

Il possesso, insomma diventare roba loro…

Non potersi più permettere di scegliere, come i cibi: tutti o nessuno. I sentimenti vengono estirpati con la paura, gli esempi sono la gabbia vuota o il numero di dita nella mano.

Complimenti a te e a tutti per la coesione.

Siamo stati tutti entusiasti di questo progetto e della possibilità di dare una visione delle cose, per quanto pessimistica, e di aver indagato il problema della scelta. E’ rimasta la struttura di Orwell ma poi Antonio Sanna ci ha costruito intorno una storia ad hoc.

Il tuo personaggio è sospeso a metà tra la massa e il potere.

Un personaggio non da vaporizzare, ma da regolare. Uno valido che, se si adegua, fa molto comodo al potere.

Grazie di tutto, comprese le foto di scena, alla prossima.

 

 

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