INSIDIOUS, LE FORZE DEL MALE
LOTTA TRA BENE E MALE IN UNA LUCE PARTICOLARE
di Alessandro Tozzi
INSIDIOUS
Regia James Wan
Con Patrick Wilson, Rose Byrne, Lin Shaye, Barbara Hershey, Ty Simpkins, Angus Sampson, Leigh Wannell, Andrew Astor
Horror, USA, durata 97 minuti – Filmauro – uscita venerdi 28 ottobre 2011
Un horror che tenta di uscire un po’ dagli schemi, questo, e forse ci riesce almeno in qualcosa.
Una coppia con tre figli ha appena traslocato e il bambino più grande Dalton (Ty
Simpkins), spinto dalla curiosità della nuova casa, si arrampica per esplorare
la soffitta, mette un piede in fallo e cade. Al di là della botta in testa,
sembra nulla di grave, ma il mattino seguente non si sveglia; è vivo ma non
reagisce più a nulla.
Inizia un periodo da incubo per tutti; Josh (Patrick Wilson) insegnante, Renai (Rose Byrne) musicista, si ritrovano a casa con Dalton ancora clinicamente in come dopo tre mesi. Nessuna cura ha effetto.
Cominciano a manifestarsi fenomeni, in realtà questi piuttosto scontati, di presenze misteriose, porte che sbattono, fischi, campanelli, voci nella radio, risate e via dicendo, perfino qualche fugace apparizione di figure pseudo-umane, per cui Renai si convince che esista un collegamento, per quanto insondabile, tra questi fenomeni e il malessere di Dalton, mentre Josh spiega tutto con un comprensibile esaurimento.
L’insistenza
di Renai spinge Josh a trasferire tutta la famiglia in casa della madre di lei
(Barbara Hershey), nella speranza che sia la casa ad essere infestata, come da
clichè molto utilizzato nell’horror.
Ma i fenomeni continuano perciò, tra le speranze di Renai e lo scetticismo di Josh, viene convocata una medium (Lyn Shaye, bravissima nel suo piglio) coadiuvata da due assistenti muniti di particolari strumenti di registrazione (altro elemento già ampiamente visto).
La
prima rivelazione però segna un certo distacco dalle solite trovate del genere
horror: la medium dà per certo che non è la casa ad essere infestata, ma il
corpo di Dalton, a questoi punto un contenitore vuoto, perché la sua anima è
stata rapita da oscure forze maligne, e portata in quel posto che lei chiama
“l’altrove”, ove risiedono anime di defunti in cerca di un’altra opportunità, e
perciò di un corpo da abitare.
La prima metà del film è un pochino lenta ma comunque costruisce bene le basi per un elevato passione nella seconda: Josh vede coi suoi occhi qualcosa di stranissimo in camera di Dalton e un’ulteriore rivelazione della medium lo sconvolge. Anche lui stesso, pur non avendone memoria, è stato da bambino oggetto delle attenzioni delle strane entità, e la medium stessa, amica della madre, lo aveva liberato.
Dunque è Josh che deve sottoporsi ad una seduta molto intensa, andare nell’altrove e riportare a casa Dalton.
Parte
l’ultima mezz’ora del film, degna di certe tradizioni horror per il buio pesto,
per la suspence, per le musiche a singhiozzo tra scatti e rallentamenti, ma
denota una certa originalità per la scenografia dell’”altro mondo”. E’ Josh che
ha una missione da compiere, deve lottare, soffrire, gli altri possono solo fare
il tifo, e perciò è l’interpretazione di Patrick Wilson che dà il vero valore al
risultato finale, oltre alla menzionata Lin Shaye, volto ed espressione perfetta
per la medium. Facile pensare a Poltergeist, ma stavolta si assiste ad
una sorta di discesa negli inferi.
Buoni soggetto, sceneggiatura e regia, risultato finale che mostra come non occorra necessariamente abuso di effetti speciali, nell’occasione ridotti al minimo, per creare le emozioni dei cultori del genere.