INTERVISTA A MAURIZIO BATTISTA

PUNTO DELLA SITUAZIONE TRA CINEMA E TEATRO

 

di Alessandro Tozzi

 

Ritengo superfluo dilungarmi in una particolare presentazione di Maurizio Battista: il suo già ricchissimo curriculum parla per lui e chi lo ha visto in scena ha sempre visto un personaggio che non la manda a dire. Bene, sono bastati pochi minuti di conversazione lontano dai riflettori per scoprire che lui sul palco interpreta sé stesso. Il suo tormentone storico è quello sulle donne e sulla difficoltà di andarci d’accordo, è diventato negli anni il suo marchio di fabbrica, ma lui è capace di tirar fuori risate da qualsiasi dettaglio, dagli oggetti, dai bizzarri articoli riportati su certi giornali.

Quando hai avvertito che lo spettacolo era il tuo mestiere?

Da subito: è il mio carattere, la mia forza, la mia naturalezza. Io non faccio finta di essere così, io sono così!

Quando, dove e come scrivi?

Per strada, su pezzi di carta, al bar, poi torno a casa e metto in ordine le idee, ma in sostanza esce tutto quasi casualmente.

Anche le ricerche delle notizie assurde sui giornali le curi in prima persona?

No, ho un collaboratore, Riccardo Graziosi, che ha preso parte anche direttamente all’ultimo spettacolo Sempre più convinto… convintissimo!, costantemente in cerca di queste notizie; mi è utile anche perché archivia e tiene tutto al suo posto, perché io sono piuttosto disordinato.

La tua ascesa continua, ora sei giunto anche al cinema con un ruolo rilevante, in Una cella in due; è aumentata la notorietà? Ti opprime?

No, fa parte del mestiere anche quella, è il mio lavoro e lo faccio volentieri, non mi ha obbligato nessuno. Se avessi voluto essere una cattiva persona, avrei fatto come i calciatori, spesso mercenari senza patria.

Chi citeresti come tuoi miti, maestri, o in qualche modo fonti d’ispirazione?

Più passa il tempo più mi viene spontaneo pensare a mio padre. Pensa che inizialmente lo criticavo, poi vedendo in circolazione tanta robaccia, me lo “ripiglio” volentieri.

Visto che ti sei introdotto con successo anche nel cinema, hai un episodio, una circostanza, un fatto curioso che ti è capitato nell’ambiente?

Il fatto curioso sono io: o vado d’accordo con chi lavoro, o non ci vado, tendo a non avere mezze misure. Non frequento nessuno per puro tornaconto e basta; se sto bene con una persona ci lavoro e cerco di starci spesso insieme, in caso contrario potrei dirgli di no anche di fronte all’occasione della vita, anche perché non ce la faccio. E’ fondamentale la stima e il rispetto, degli altri e di sé stessi.

Nell’ultimo spettacolo, Sempre più convinto… convintissimo! Presentato al Teatro Olimpico a febbraio, hai mescolato cose vecchie e cose nuove, ma soprattutto, hai parlato di te e della tua vita, più del solito.

Si, ed è un qualcosa che per me vale più di qualsiasi pezzo nuovo o pezzo vecchio. Se un comico fa in continuazione cose nuova rischia di essere poco credibile, invece secondo me bisogna aiutare certe scene a diventare dei classici, non c’è solo l’attualità o l’argomento del giorno. Il comico fallito spesso parla di politica, scrivilo pure, perché ha scarsa fantasia, scarso spirito di osservazione; è come raccontare la barzelletta sui Carabinieri o quella del tipo “C’è un italiano, un inglese e un tedesco…”. E’ come per chi studia chimica: la formula dell’acqua H2O la ricordano tutti, il difficile sono tutte le altre.

Come ti sei trovato sul set con Enzo Salvi “Er Cipolla”?

Benissimo, gran bella persona!

Tra l’altro alla fine di quel film cadi tra le braccia di una donna, cosa abbastanza strana, visto il contenuto dei tuoi spettacoli.

Che fine che ho fatto!

Ma insomma in questa difficoltà a digerire le donne quanto c’è di vero e quanto è soltanto funzionale allo spettacolo?

Beh, è chiaro che esagero, ogni tanto lo specifico anche in scena. Però, diciamo così, è più vero che falso. Torniamo al discorso di prima: se un comico fa sempre cose nuove qualcosa non quadra, così quando diventa un classico?

Insomma ormai hai assaggiato un po’ di tutto: tv, cinema, teatro, cabaret nei locali… Preferenze?

Sempre il teatro, altra categoria, da non confondere col cabaret dove il pubblico partecipa a volte anche troppo. Il teatro vero, intendo.

Intendi trasmettere qualche messaggio con la tua attività?

Non particolarmente, faccio il mio mestiere, cerco di far sorridere e basta, poi ognuno si crea le proprie opinioni, non voglio fare il comico impegnato alla Guzzanti per mettere idee in testa alla gente. Insomma lasciate perdere i santoni, ragionate col vostro cervello, il significato delle cose trovatevelo da soli.

Prossimi impegni?

Tante serate verranno come sempre con l’estate romana, poi a febbraio sarò al Sistina con uno spettacolo incentrato sulla solitudine. Ma anche tutto ciò che verrà strada facendo, seguitemi!

 

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