KENNY WAYNE SHEPHERD, L’EX PRODIGIO

“ HOW I GO”, BLUES-ROCK MATURO

 

di Alessandro Tozzi

 

KENNY WAYNE SHEPHERD – HOW I GO – ROADRUNNER RECORDS  - 2011

Produzione: Kenny Wayne Shepherd & Jerry Harrison

Formazione: Noah Hurt – voce; Kenny Wayne Shepherd – voce e chitarra; Tony Franklin – basso; Chris Layton – batteria; Riley Osbourn – tastiere

Titoli: 1 – Never lookin’ back; 2 – Come on over; 3 – Yer blues; 4 – Show me the way back home; 5 – Cold; 6 – Oh, pretty woman; 7 – Anywhere the wind blows; 8 – Dark side of love; 9 – Heat of the sun; 10 – Round & round; 11 – The wire; 12 – Who’s gonna catch you now; 13 – Backwater blues; 14 – Strut; 15 – Butterfly; 16 – Cryin’ shame; 17 – Baby the rain must fall

 

Aveva 18 anni Kenny Wayne Shepherd quando, nel 1995, pubblicava Ledbetter heights e il mondo parlava di bambino-prodigio.

Giunto ormai a 34 anni, al suo sesto album solista e padre di tre figli, credo che l’etichetta possa essergli tranquillamente spiccicata di dosso, ma ciò non toglie che, col dovuto rispetto, si candida a Stevie Ray Vaughan del terzo millennio, nonostante non abbia la stessa continuità.

Questo disco assembla molti inediti suoi e qualche cover piuttosto personalizzata, ma comunque è uno di quei dischi che metterei nella categoria “di conferma”, nel senso che non fa gridare al miracolo e non delude: è il prodotto che secondo logica doveva uscire.

Per fortuna il primo singolo prescelto è l’iniziale Never lookin’ back, bel blues tirato alla ZZTop vecchi tempi, senza i suoni campionati degli anni ’80. Noah Hunt al microfono fa il suo dovere e di tanto in tanto anche qualcosa di più, come nella ballad Show me the way back home. Gli altri della band fanno tutti per bene il loro dovere senza strafare.

In tutto l’album Shepherd dà la consueta prova di abilità chitarristica, compresi gli effetti, comprese certe interpretazioni come il sound sporco e il crescendo finale di Yer blues dei Beatles, ma sembra non voglia strafare neanche lui: i soli sono tutti di ottima fattura ma mai superano in durata e in protagonismo i limiti di un lavoro comunque di gruppo e non raggiungono mai l’eccessivo egocentrismo.

Però come disco blues-rock è inattaccabile, anche con qualche occhiolino radiofonico, Come on over o la ancor più melodica Who’s gonna catch you now, e la chitarra di Shepherd non passa mai inosservata, senz’altro più apprezzata della sua stessa voce, qui come in Cold.

Backwater blues di Bessie Smith parte abbastanza fedele all’originale ma poi, come è ovvio, si fa più aggressiva con tanto di slide; d’altronde un omaggio è più interessante se porta anche il trademark di chi lo rende, soprattutto se lo pubblica su un proprio disco.

Tutto il lavoro scorre complessivamente bene, con qualche parentesi più o meno gradevole, come i controcanti di Anywhere the wind blows e quelli femminili di Cryin’ shame, o come l’attacco quasi metal di Butterfly, o le due voci di Round & round; Heat of the sun e The wire sono forse i brani principali candidati ad essere dimenticati per primi.

Ma la chitarra di Shepherd c’è sempre, in questo disco martella meno che in altre circostanze per sua precisa scelta, ma c’è sempre, a rivestire degnamente ogni pezzo. Magari anche questa è maturità.

 

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