LADY GAGA SI CONFERMA
E’ LEI LA REGINA POP DI ULTIMA GENERAZIONE
di Alessandro Tozzi
LADY
GAGA – BORN THIS WAY – STREAMLINE RECORDS - 2011
Produzione: Vincent Herbert
Formazione: Lady Gaga – voce e tastiere + vari turnisti
Titoli: 1 – Marry the night; 2 – Born this way; 3 – Government hooker; 4 – Judas; 5 – Americano; 6 – Hair; 7 – Scheisse; 8 – Bloody Mary; 9 – Bad kids; 10 – Highway unicorn (road to love); 11 – Heavy metal lover; 12 – Electric chapel; 13 – You & I; 14 – The edge of glory; 15 – Born this way (Jost & Naaf remix)(bonus track)
Quando fa una cosa Lady Gaga la fa sempre per essere prima, mai per essere seconda; basta ripensare alla sua trionfale apparizione di qualche giorno fa all’Europride di Roma.
Questo
disco nasce accompagnato dai riflettori del mondo intero fin dalla sua
gestazione, attraverso voci, smentite, mezze verità, piraterie vere o presunte
in rete, fatto sta che se ne è parlato per mesi anche prima della pubblicazione;
è il lato più commerciale, più furbo, più falso, fate voi, del personaggio e di
tutto il suo imponente staff. Se anche la sua breve permanenza a Roma ha
riempito giornali e tv ci sarà un motivo e ne va dato atto a lei e a chi cura i
suoi interessi.
Bene, questo disco è arrivato, parliamone. Non sconvolge per niente l’immagine del personaggio e del valore musicale in sé. E’ un ottimo disco del suo genere con divagazioni qua e là perché Lady Gaga deve trovare sempre più di un modo per stupire, come per rispettare un contratto con sé stessa.
Perciò
nel disco abbiamo il singolo title-track Born this way, il vademecum
della furbizia ma comunque musicalmente intrigante, non disturba nemmeno dopo
cinquanta ascolti; abbiamo il secondo singolo Judas, e perdoniamo pure se
si tratta in buona sostanza della copia conforme della pluriosannata Bad
romance, anche se priva di quella voce iniziale un po’ da maschiaccio.
Abbiamo insomma altri episodi di pop puro, di pezzi da classifica, come anche
Bad kids, nonostante l‘illusoria schitarrata di partenza tra rock e metal e
un cantato alla Gossip.
Insomma una Lady Gaga che fa il suo e non tradisce le attese, c’è qualche timida sperimentazione, in realtà senza esagerare, sufficiente però a compiacere l’ascoltatore meno distratto, come i suoni elettronici ben assestati di Government hooker, con la voce della diva che spazia benissimo tra urla e sussurri, in un oceano di suoni techno e vocine campionate; gambe e piedi partono da soli. Oppure i sapori afro-latini di Americano, quasi un canto popolare. Anche l’amore adolescenziale per i Queen riaffiora in You & I, meraviglioso rock di grande energia a dimostrare che Lady Gaga, quando vuole, non è solo copertine, chiacchiere e pettinature, ma sa fare musica davvero. Alla chitarra figura tale “Dr. Brian May”.
Il
resto del disco, seppur non tutto di potenziale clamore internazionale, è sempre
di alto livello, dalla femminilità dell’opener Marry the night, al buon
ritmo di Hair, all’introspettiva Bloody Mary, arricchita nella
parte centrale da voci maschili, messe lì quasi tanto per cambiare.
La prova disco secondo me è ben superata, attendiamo le nuove pensate per lo show.