LILLO SI RACCONTA

DAGLI INIZI AI PROGETTI PER IL FUTURO

 

di Alessandro Tozzi

 

Dici Lillo e dici immediatamente anche Greg, tanto è l’affiatamento, il loro successo consolidato come duo comico. Ma i due hanno molto da dire anche presi singolarmente: fumettisti, musicisti, cantanti, autori teatrali, televisivi, radiofonici. Li metti su un palco, con un microfono in mano, insieme o separatamente, e non ti annoi di certo.

Due che una ne fanno e cento ne pensano. Nell’occasione ho il privilegio di scambiare due chiacchiere con Lillo ed evito la pratica, seppur diffusa, di riportare il suo ampio curriculum, ognuno può leggerlo da sé in molti spazi del web e della carta stampata, piuttosto riferisco con immenso piacere della sua disponibilità e delle cose interessanti che mi ha detto.

Vi ho visto ultimamente All’Ombra del Colosseo, siete in pieno tour de force per l’estate romana?

Non moltissimo perché essendo impegnati tutto l’anno in radio con Sei uno zero su Radio Due preferiamo fare qualche serata in meno ma scegliere bei posti, come il Colosseo, Villa Torlonia, insomma poche ma buone.

Vi mancano i Latte & i Suoi Derivati, visto che spesso riproponete qualcosa?

Si, i Latte sono il primo amore, ma con gli attuali impegni non ci sarebbe più tempo per una produzione discografica. Però dici bene, quando c’è l’occasione rifacciamo spesso qualcosa, anche una parte di spettacolo; lo scorso anno per una settimana abbiamo messo in scena Shine a Latte che era in buona parte lo show dei vecchi tempi. La nostalgia è tanta.

Di chi è l’idea di questo brano nuovo ascoltato nelle ultime serate, questa Ballata del T9?

E’ un’idea di Greg, che non sopporta questo T9. E’ molto divertente.

Mai pensato di realizzare e commercializzare un video, che sia dei Latte o altro, a parte Lillo & Greg, the movie?

Sono state filmate le serate del Teatro Olimpico, proprio quelle di Shine a Latte. Andrebbero montate e messe in commercio, comunque i filmati ci sono, prima o poi circolerà in qualche modo.

Hai chiuso con fumetti e libri?

No, uscirà ad ottobre un fumetto di Normalman per la Salani Editrice, sarà proprio un libro a fumetti, non un periodico perché non ce la farei a seguirlo. E’ stato disegnato da Luca Usai sui miei testi.

Ma come è venuta l’idea di Normalman?

Normalman nasce prima dei Latte, intorno al 1990. All’epoca immaginavo proprio di fare il fumettista e volevo lanciare questo personaggio, perciò sono particolarmente contento di pubblicarlo con questo libro.

Tu fai un po’ di tutto: radio, cinema, teatro, tv. Preferenze?

Non c’è una vera preferenza. La radio è quella che più mi diverte fare in questi ultimi 8 anni. Però ci divertiamo sempre a fare le nostre cose, siamo dei fortunati.

E le voci fuori campo di Takeshi’s Castle (una sorta di Giochi senza frontiere giapponese degli anni ‘80 rimandato in onda su K2 nel 2009) erano scritti o improvvisati?

No, tutti assolutamente improvvisati. Bastava vedere il filmato e tutto veniva da sé.

Hai un episodio, un personaggio, una circostanza buffa raccontabile, capitata lavorando ad uno spettacolo?

Un concerto del Latte con il palco bagnato perché era appena piovuto. Ero fuori e dovevo entrare ad un certo punto della musica; nel tentativo di fare un’entrata trionfale sono scivolato e finito per terra. Per mezz’ora sul palco e giù dal palco ridevamo tutti e non siamo riusciti ad andare avanti.

Ti ho visto anche con Serena Dandini, bravissima anche lei e bello il programma, Parla con me, ma non hai paura di politicizzarti troppo?

No, non siamo mai stati politicizzati. Il nostro umorismo è molto surreale, e anche quando mettiamo in piazza qualche sorta di denuncia è sempre una denuncia sociale, mai politica. E’ neutrale perché non ci viene proprio naturale farla in modo schierato. Non siamo neanche così informati di politica, ci annoia proprio come argomento di conversazione. Non riuscendo a seguirli non potrei neanche farne oggetto di satira. Ho il mio modo di vedere le cose, ma è più un modo morale di vederle, senza alcuna identità politica.

Preferisci l’attuale maggior professionalità o l’avventura dei primi anni?

La magia dei primi anni è imbattibile dal punto vista emotivo: venivo dal nulla e mi ritrovavo con 10mila persone a vederci. Sono emozioni uniche. Adesso però siamo molto più tranquilli perché abbiamo una maggior conoscenza del mezzo, siamo molto più rilassati. Diciamo che sono piaceri diversi.

Come ti dividi i compiti con Greg?

Non c’è una regola, facciamo come capita. Alcune cose le porto io, altre lui e le discutiamo insieme, altre le facciamo insieme fin dall’inizio, perfino dal telefono.

Un pregio che riconosci a te stesso e uno che riconosci a Greg.

A me stesso riconosco l’energia che metto negli spettacoli. Sul palco tiro fuori un’energia che di solito non ho nella vita, perché sono molto pigro, però mi trasformo e al momento di andare in scena mi sento un leone. A Greg riconosco uno sviluppatissimo senso dell’umorismo, qualcosa di unico, mai visto prima il suo uso delle parole e l’arguzia di certe gag.

Con te come spalla in alcuni casi, come a volte lui fa da spalla a te.

Si, ci alterniamo i ruoli. Non siamo una coppia alla Gianni & Pinotto, la spalla ci “tocca” una volta ciascuno.

Se non erro siete in cartellone per la nuova stagione del Teatro Olimpico, che progetti avete per il futuro?

Siamo ancora indecisi se riproporre Work in regress, commedia in scena qualche anno fa, oppure una nuova. In cartellone abbiamo scritto Work in  regress, ma conoscendoci non è escluso che si faccia a sorpresa quella nuova.

Dunque quella nuova è pronta?

Quasi, l’idea c’è, ma va specificato qualche dettaglio. Se ce la facciamo ci sarà la sorpresa, ma comunque vada nel mese di dicembre al Teatro Olimpico ci saremo noi.

Ci sarà anche SUL PALCO, potete scommetterci.

 

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