MIDNIGHT IN PARIS, CITTA’ SENZA TEMPO

SURREALE MA NON TROPPO L’ULTIMO WOODY ALLEN

 

di Alessandro Tozzi

 

MIDNIGHT IN PARIS

Regia Woody Allen

Con Owen Wilson, Rachel McAdams, Marion Cotillard, Michael Sheen, Nina Arianda, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Tom Hiddlestone, Corey Stoll, Kathy Bates, Adrien Brody, Alison Pill, Lea Seydoux, Carla Bruni

Commedia, Usa/Spagna, durata 94 minuti – Medusa – uscita venerdi 2 dicembre 2011

 

Gil (Owen Wilson) è uno sceneggiatore hollywoodiano che però ha il pallino di “elevarsi” culturalmente e perciò cova sogni di gloria come scrittore.

In vacanza a Parigi con la futura moglie Inez (Rachel McAdams) in compagnia dei genitori di lei, un po’ invadenti e che non stravedono certo per lui, perfino per idee politiche, e con una coppia di amici graditi solo a lei, che ha avuto un piccolo trascorso giovanile con il lui della coppia, Paul (Michael Sheen), scopre presto un altro mondo.

Una sera in cui passeggia per tornare in hotel mentre Inez segue gli amici chissà dove, a mezzanotte in punto suonano le campane e lui, chissà perché, accetta senza discutere un passaggio in macchina da certi sconosciuti, forse pensando di essere stato scambiato per un altro. Al momento di scendere Parigi è quella degli anni ’20, incontra Hemingway.

Sarà troppo vino bevuto a cena? Sarà l’immaginazione dello scrittore che nel suo stesso libro parla di un negozio di oggetti antichi e che ama sapere del passato?

Fatto sta che la sera successiva, sempre a mezzanotte, torna nello stesso posto, e la sera ancora successiva. E’ proprio così, è lì che scatta l’incantesimo, all’arrivo di quella macchina. Nei giorni successivi vede da vicino tutta l’apoteosi culturale della Belle Epoque, incontra Picasso, Fitzgerald, Dalì e tanti nomi altisonanti, tutti vivi e vegeti in una splendida Parigi notturna col suo brulicare di locali d’ogni specie.

Le giornate diventano solo una noia, con Inez che smania per fare acquisti “matrimoniali” e che pende dalle labbra di Paul, novello Cicerone per niente modesto. L’attesa vera è per la sera, per ciò che capiterà, l’arrivo della misteriosa macchina è una festa.

Una doppia vita a tutti gli effetti, nel senso che vive due epoche insieme; Gil incontra Adriana (Marion Cotillard) e ne resta incantato, con lei vive la sua vita anni ’20 ricordando le parole di Hemingway: “L’amore vero è una tregua dalla paura della morte”. Si convince che il passato non è passato davvero. Si crea un’atmosfera magica, anche se personalmente trovo ordinarie le prestazioni di tutti gli interpreti.

Si sente nato troppo tardi, Gil, nato nel continente sbagliato, ha questo mito della Parigi di quel periodo, che però solo i posteri hanno definito meraviglioso, mentre Adriana, donna degli anni ’20 sul serio, non ha affatto questa sensazione. Anzi, anche lei ammira tanto i movimenti culturali di mezzo secolo prima.

Allora qual è il messaggio di Woody Allen? Che evidentemente la nostalgia non è solo un sentimento per vecchietti. Il passato ha davvero il suo fascino, la sua spiegazione anche del presente, quel presente che ci sembra sempre così banale, magari perché non lo osserviamo come dovremmo.

  

 

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