STEVE MORSE “DI LUSSO”
“OUT STANDING IN THEIR FIELD” CON BONUS LIVE
di Alessandro Tozzi
STEVE
MORSE BAND – OUT STANDING IN THEIR FIELD 2CD SPECIAL DELUXE EDITION– EAR MUSIC -
2011
Produzione: Steve Morse
Formazione: Steve Morse – chitarre; Dave Larue – basso; Van Romaine – batteria
CD1 OUT STANDING IN THEIR FIELD: 1 – Name dropping; 2 – Brink of the edge; 3 – Here & now & then; 4 – Relentless encroachment; 5 – John Deere letter; 6 – More to the point; 7 – Time junction; 8 – Unnamed sources; 9 – Flight of the osprey; 10 – Baroque & dreams; 11 – Rising power (live)
CD2 LIVE FROM GERMANY: 1 – The introduction; 2 – General Lee; 3 – Country colors; 4 – Sleaze factor; 5 – Highland wedding; 6 – Tumeni notes; 7 – Point counterpoint; 8 – Night meets light; 9 – Ice cakes; 10 – Rock & roll park; 11 – Pride of the farm; 12 – Cruise missile
Nuova
edizione del prodotto di circa un anno fa, arricchita di un interessante live
del 1990 registrato a Baden Baden in Germania.
Quanto al CD studio nulla di nuovo, se non la conferma che nell’olimpo dei grandi chitarristi rock/metal, oltre che naturalmente a Joe Satriani, Steve Vai, Yngwie Malmsteen e qualche altro meno noto (mi viene in mente David T. Chastain) un posto spetta degnamente anche a Steve Morse, monumentale chitarra storica dei Kansas e da parecchi anni ormai nei Deep Purple al posto del capriccioso Ritchie Blackmore.
Tecnica,
qualità, pulizia, songwriting, abilità in ogni stile musicale appena accennato:
l’attacco di Name dropping, ascoltato al buio, può far pensare a Satriani,
il basso di Dave Larue va in progressione ed emerge a metà pezzo, le sei corde
di Steve Morse viaggiano a buon ritmo, replicato con qualche variante nella
successiva Brink of the edge.
Omaggiato parzialmente il progressive in Relentless encroachment, nonostante il solo da rocker vero; metal cristallino in Flight of the osprey e Unnamed sources, sapore country nella divertente John Deere letter, veloce nonostante certi controtempi abilmente gestiti da Van Romaine alla batteria, radici blues che riaffiorano nel pezzo live posizionato in conclusione, Rising power.
Un
paio di battute a vuoto ci sono, le eccessivamente melense More to the point
e Here & now & then, oltre ad una Time junction che dopo aver
spaventato con un attacco quasi da filastrocca per poppanti prende corpo e
mostra i tre musicisti in grande spolvero.
Il bonus CD, la vera novità, è anche lui una prova di forza del curriculum di Steve Morse, dal blues d’altri tempi di General Lee a quello più attuale di Ice cakes, con delle pizzicate un po’ anomale per lui; il ritmo di Rock & roll park e di Pride of the farm, episodio in cui lo sfoggio di tecnica si sviluppa anche in velocità, i meravigliosi soli di Cruise missile e Sleaze factor.
Anche qui c’è il pezzo a mio modesto avviso troppo lento, Night meets light, ma non cerchiamo il pelo nell’uovo: qui parliamo di un mostro della chitarra e non saranno 2-3 pezzi su 23 a compromettere la valutazione finale.