NAPOLETANS, CINEPANETTONE LOCALE

TARGATO NAPOLI MA CON POCO ONORE

 

di Alessandro Tozzi

 

NAPOLETANS

Regia Luigi Russo

Con Maurizio Casagrande, Giacomo Rizzo, Massimo Ceccherini, Nina Senicar, Cosetta Turco, Nunzia Schiano, Maurizio Battista, Andrea Roncato, Nando Paone, Susi Del Giudice, Sebastiano Lo Monaco, Paola Lavini, Francesca Ceci, Renato Paioli, Margherita Di Rauso, Mattia Civitati

Commedia, Italia, durata 90 minuti – Iervolino Entertainment – uscita venerdi 2 dicembre 2011

 

Paesello sul Golfo di Napoli, periodo prenatalizio, Gennaro di Gennaro (Maurizio Casagrande) svolge tranquillamente la sua professione di dentista, insieme a quella di donnaiolo incallito, tanto che, nonostante l’incalzante pressione della moglie, gestisce da tempo immemore una tresca con la tabaccaia del paese, con la quale pratica giochini erotici, talvolta anche piuttosto infantili.

A completare la famiglia due figli, uno più cresciuto, aspirante musicista, e uno adolescente dagli ormoni impazziti, e soprattutto il nipote Pino ai limiti della psicopatia (Massimo Ceccherini) che pratica da odontotecnico, con disastrosi risultati, proprio presso lo studio dentistico dello zio Gennaro.

L’elemento che spariglia il tavolo è l’improvvisa notizia dell’arrivo dello zio Guglielmo (Giacomo Rizzo), emigrato in Argentina e ora di ritorno in patria, non vedente ma a quanto pare ricco sfondato.

Purtroppo però prima dell’epilogo raccontato da una voce narrante d’eccezione (Nando Paone), c’è quasi un’ora di staticità quasi assoluta, fatta eccezione per qualche sorriso strappato un po’ di forza da alcune allusioni, gag, battutine un po’ riciclate tipiche di una certa napoletanità che a mio avviso sono poco congeniali a personaggi come Maurizio Battista, nei panni dell’autista dello zio Guglielmo, e Massimo Ceccherini, nonostante il primo rientri di gran lunga nelle mie personali grazie per altri meriti artistici.

Una sorta di cinepanettone incastonato dentro Napoli, con accenni sexy da commedia all’italiana tradizionale, in cui finiscono per essere poco esaltante entrambe le componenti; la stessa cadenza partenopeo-sudamericana dello zio Guglielmo mi sembra piuttosto posticcia e priva di quell’autenticità dei veri emigrati quando tornano a Napoli.

Anche i maldestri tentativi di Gennaro di barcamenarsi tra le due donne non presentano un’idea, una scena, una circostanza non dico innovativa, ma almeno interpretata, inscenata in maniera un po’ alternativa. E’ tutto abbastanza già visto in questo film, ed è un peccato non rendere onore soprattutto ai protagonisti napoletani doc, che pure ce la mettono tutta.

  

 

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