NAZISMO E SPORT EUROPEO

Dai giochi di Berlino ai Giochi di Londra (1936-1948)

Dal 9 Novembre 2011 al 18 Marzo 2012 al Memoriale della Shoah

 

di Claudia Pandolfi

 

Tutta la storia del XX secolo Europeo si legge nel formidabile sviluppo delle pratiche e delle culture sportive. In particolare, le pagine piu’ oscure scritte tra i Giochi di Berlino organizzati dal III Reich e il rinnovamento dello spirito olimpico delineato a Londra nel 1948.

Il nazismo, il fascismo e i regimi di collaborazione non vogliono un semplice culto del corpo atletico e guerriero, illustrano lo sport per controllare i giovani e le masse, giustificando la loro ideologia xenofoba e razzista, e allo stesso modo infliggere pene particolari ai campioni ebrei deportati .

Quanto al mondo sportivo, come si è comportato di fronte alle politiche di esclusione, di fronte all’applicazione delle leggi razziali fino a dentro agli stadi, le palestre e le piscine?

Per la minoranza oppressa, per i resistenti, e allo stesso modo per alcuni prigionieri dei campi, al contrario, lo sport è servito da rifugio al riarmo morale e corporale. Questa esposizione mette in evidenza come la gioventu’ ebrea di tutta Europa si sia entusiasmata per lo sport, investendo soprattutto nella lotta,  nella boxe, la scherma e gli sport di difesa, partecipando alle Maccabiadi di Tel-Aviv nel 1932 e nel 1935.

Mettendo in relazione le varie sfaccettature della storia dello sport in Europa tra il 1936 e il 1948 attraverso numerosi film, fotografie, oggetti e documenti d’archivio, l’esposizione ricostruisce parallelamente l’itinerario individuale di una ventina di sportivi le cui vite e carriere sono state sconvolte dalla salita al potere del nazismo.

I regimi totalitari hanno utilizzato le scuole le armate e il divertimento per fabbricare corpi dell’”uomo nuovo” e mobilitare lo spirito. Hanno fatto ugualmente ricorso all’educazione fisica e allo sport come mezzo per elevare la razza e per preparare le masse alla guerra. Da qui l’interesse particolare per il nuoto e l’atletica che assottigliano la muscolatura e scolpiscono il corpo.  Anche il rugby e la boxe che temperano il carattere, per gli sport di velocità come l’automobile e l’aviazione che danno il gusto del rischio. Da qui la sfiducia verso il football, sport spettacolare che incendia le folle di appassionati.

La presa di controllo e l’epurazione delle federazioni sportive e dei loro clubs, inquadramento sportivo delle masse e l’invio all’estero dei campioni e delle equipe nazionali costituiscono il fondamentali della politica sportiva dei regimi fascista e nazista, le imitazioni di Vichy e del regime franchista, ma anche l’URSS. Mai, nella storia del XX secolo, il corpo nella sua dimensione sportiva è stato mai sottomesso allo stato.

Il Memoriale della Shoah, fedele alle sue missioni non poteva non ricordare quella parte di storia della nostra società che è stato oggetto di numerose ricerche universitarie degli ultimi decenni.

Il tragico declino

Inaugurato con i Giochi Olimpici di Berlino nel 1936 e le varie campagne di boicottaggio internazionale, la storia di questo decennio tragico si combina con la storia delle relazioni internazionali sportive, una storia di movimenti sportivi di apertura europea e una storia delle politiche sportive d’esclusione negli anni trenta.

Appello al boicottaggio e i contro giochi

I Giochi di Berlino costituiscono il piu’ grande avvenimento mediatico degli anni trenta, a al contempo la piu’ grande dimostrazione di forza nazista.

Il Ministro della Propaganda diffuse in tutta Europa le carte postali, bollettini d’informazione redatti in 14 lingue, senza scordare 200.000 poster tradotti in 19 lingue (di cui un milione in giapponese) e i 4 milioni di brochures diffuse per la Campagna tedesca dai treni. Un vero turismo sportivo si sviluppa con 75.000 visitatori, di cui 15 000 americani, e di centinaia di milioni di tedeschi, per un totale di 3 milioni di spettatori paganti.

Lavori considerevoli sono voluti proprio da Hitler per mettere in evidenza la potenza tecnologica e industriale tedesca. Uno stadio da 100 000 posti e degli equipaggiamenti esterni che potevano accogliere 250 000 spettatori, due nove stazioni della metropolitana, una via trionfale per il defilè motorizzato del Führer, un villaggio olimpico ultramoderno per alloggiare i 4.400 sportivi e le 360 squadre sportive accuratamente selezionate. La tribuna stampa per 1.100 posti si rivela insufficiente per i 2.800 giornalisti presenti. Per la prima volta una diretta radiofonica è offerta a 105 radio straniere fruibile da 300 milioni di auditori nel mondo.

 

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