NIENTE DA DICHIARARE, RICORDATE?

LE FRONTIERE DI UNA VOLTA

 

di Alessandro Tozzi

 

NIENTE DA DICHIARARE?

Regia Dany Boom

Con Benoit Poelvoorde, Dany Boom, Julie Bernard, Francois Damiens, Karin Viard, Bouli Lanners, Olivier Gourmet, Michel Vuillemoz, Christel Pedrinelli, Joachim Ledeganck, Philippe Magnan, Jean Paul Dermont, Eric Godon, Nadege Beuasson Diagne, Zinedine Soualem, Guy Lecluyse, Laurent Gamelon, Bruno Lochet, Laurent Capelluto

Commedia, Francia, durata 108 minuti – Medusa – uscita venerdi 23 settembre 2011

 

Dopo il successo di Giù al Nord, onorato anche dalla replica italiana di Benvenuti al Sud, Dany Boom ci rifà, stavolta ampliando l’orizzonte.

L’oggetto è sempre la rivalità tra etnie, ma stavolta la dimensione è internazionale, prendendo in esame il confine Francia-Belgio.

Torniamo al 1986, cioè all’annuncio della fatidica caduta delle frontiere in vista di quell’Unione Europea che si sarebbe materializzata nel 1993. L’annuncio viene appreso con disperazione dal doganiere belga Ruben Vandevoorde (Benoit Poelvoorde) che trema al pensiero di avere ancora soli sette anni di identità belga 100% per poi doversi “confondere” coi francesi.

Sono i sette anni peggiori della sua vita e fino alla mezzanotte dell’ultimo giorno affligge i colleghi francesi in tutti i modi, scatenando perfino le ire di certi superiori, i cui rimproveri però non bastano mai a far digerire la notizia a Ruben.

Ad intorbidire ancor di più le acque proprio uno di questi odiati colleghi, Mathias Ducatel (Dany Boom) corteggia Louise (Julie Bernard), sorella di Ruben, con intenzioni serissime. Le furie di Ruben arrivano perfino alle minacce armate.

Al momento però di comporre delle squadre speciali miste per un’operazione antidroga Ruben e Mathias si ritrovano per caso, ma non troppo, in squadra insieme. Comincia così un doppio film, la riuscita dell’operazione di dogana e quella della difficile storia tra Mathias e Louise.

Dal punto di vista dell’azione e dell’emozione collegata all’operazione antidroga niente di eccezionale, anche le scene stesse non sono nulla di eccezionale, se non per il fascino dell’onnipresente neve, soprattutto nei paesaggi notturni.

Anche l’amore tormentato non è certo qualcosa di mai visto; in realtà forse il merito di un film sufficiente ma non di più è quello di far tornare a riflettere sul cambiamento avvenuto, allora ritenuto epocale, ma forse oggi vissuto quasi nell’indifferenza, così come certe innovazioni tecnologiche oggi così familiari da averci fatto dimenticare come si viveva meno di vent’anni fa, senza gli attuali mezzi informatici e senza telefoni cellulari. Sintomatica la sequenza dei doganieri strabiliati dall’arrivo del primo computer nei propri uffici, trattato come un vero gioiello.

Ma naturalmente il razzismo in tutte le sue forme, per quanto trattato in commedia e non in espressione più impegnata. Gli interpreti principali sono abili anche nella mimica, il messaggio è un po’ trito e ritrito ma forse non basta mai ribadirlo: figuriamoci che oggetto di contesa è anche se l’operazione vada definita franco-belga oppure belgo-francese!

Chissà quale rivalità etnica sarà colpita la prossima volta.

  

 

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