NIKKI SIXX, NON SOLO MOTLEY CRUE
PROGETTO SOLISTA MA SENZA TROPPO PROTAGONISMO
di Alessandro Tozzi
SIXX
A.M. – THIS IS GONNA HURT – ELEVEN SEVEN MUSIC - 2011
Produzione: James Michael
Formazione: James Michael – voce, chitarra, batteria e tastiere; Daren Jay Ashba – chitarra e cori; Nikki Sixx – basso e cori
Titoli: 1 – This is gonna hurt; 2 – Lies of the beautiful people; 3 – Are you with me?; 4 – Live forever; 5 – Sure feels right; 6 – Deadlihood; 7 – Smile; 8 – Help is on the way; 9 – Oh my God; 10 – Goodbye my friends; 11-Skin
Chi attendeva questo disco per rivivere i Motley Crue dopo 3 anni da Saints of Los Angeles volti pagina subito, perché i Sixx A.M. vivono di vita propria. Nel senso buono, però, perché hanno una vera identità.
Nikki
Sixx lascia microfono e spazio a James Michael e a Daren Jay Ashba (direttamente
dai Guns & Roses nuovo corso), evitando così di cadere nella trappola
dell’egocentrismo o dell’autocitazione, e i due lo ripagano piuttosto bene, agli
strumenti e alla composizione, specie il primo.
C’è tutto: i tratti dell’hit da stadio riscontrabili nell’omonima This is gonna hurt, nel singolo Lies of the beautiful people, le avvolgenti melodie di Live forever, forse qualche ballad di troppo, ma almeno due, Oh my God e la conclusiva Skin, notevoli per qualità e feeling sprigionato.
Il
trade union perfetto è rappresentato dalla voce di James Michael, anche se meno
cattiva di certi colleghi nei momenti più aggressivi; però maestro assoluto di
tenerezza, dalla commercialità di Are you with me alle dolcezze di
Smile, tappezzata di archi, o Skin, eseguita quasi in versione
solista seduto al piano. Anche Sure feels right è arricchita dalle
melodie super-radiofoniche di Daren Jay Asba, ma forse per il pubblico dei Sixx
A.M. trasferito dai Motley Crue la tenerezza è anche troppa.
Per loro c’è soprattutto l’opener This is gonna hurt o un altro paio di brani in cui il cantato fa pensare a Marylin Manson, mi riferisco a Lies of the beautiful people e a Help is on the way.
Nel
complesso un lavoro perfettamente radiofonico, nelle parti più pseudo-pop e in
quelle più vicine all’hard puro, grazie soprattutto alle carezze vocali di
Michael, ma anche ai ricami chitarristici di Ashba, che senza strafare condisce
tutto con intelligenza. Dietro le quinte Sixx, in qualità di bassista ma
soprattutto direttore di cantiere.
E’ un disco, questo, che definirei profondo, nel senso che nulla esce per caso, sembra proprio voluto così, e tutto sommato è adattissimo agli Stati Uniti di massa (molto meno all’Europa o all’Italia) potendo in effetti accontentare il rocker più convinto e quello più buonista al tempo stesso.