L’OMAGGIO A LES PAUL
JEFF BECK – Rock & roll party – Rhino/Warner - 2011
di Alessandro Tozzi
PRODUZIONE:
Ben Findley
FORMAZIONE: Imelda May – voce; Jeffe Beck – voce e chitarra; Darrell Higham – voce e chitarra; Al Gare – basso; Stephen Rushton – batteria
TITOLI: 1 – I’m a fooling to care; 2 – Tiger rag; 3 – Peter Gunn; 4 – Rockin’ is our bizness; 5 – Apache; 6 – Sleep walk; 7 – New Orleans; 8 – (Remember) Walking in the sand; 9 – Please Mr. Jailer; 10 – Twenty flight rock; 11 – Double talking baby; 12 – Cruisin’; 13 – The trainer kept a rollin’; 14 – Cry me a river; 15 – How high the moon; 16 – I’m sitting on top of the world; 17 – Bye bye blues; 18 – The world is waiting for the sunrise; 19 – Vaya con Dios; 20 – Mockin’ bird hill
Les Paul, padre della leggendaria Gibson Les Paul, che ha accompagnato e tuttora accompagna in scena tanti grandissimi, è scomparso un paio d’anni fa all’età di 94 anni, negli ultimi 14 dei quali si è esibito, in quanto grande chitarrista egli stesso, ogni lunedi all’Iridium Jazz Club di New York.
Queste memorabili serate volute da Jeff Beck proprio sul medesimo palco si
spiegano col desiderio di rendergli omaggio, ricordandone le doti tecniche,
spesso dimenticate perché lui, in fin dei conti, è passato alla storia come
creatore del mitico modello più che come musicista.
E dev’essere un modello abbastanza piaciuto, a giudicare dai nomi di solo qualche musicista che l’ha adottato praticamente per la vita: Jimmy Page, Ace Frehley, Slash, Joe Perry, Mark Knopfler, Zakk Wylde e tantissimi altri.
Le serate in questione non avrebbero mai potuto deludere, ed infatti sono andate immediatamente in stampa per un CD e un DVD da porre ad eterna memoria.
La tracklist è degnissima dell’onore tributato a Les Paul: suoi stessi pezzi, interpretati e cantati dalla moglie Mary Ford, e pezzi datati ma storici, antenati del rock & roll poi scatenatosi dagli anni ’70 in poi.
Sembra proprio che obiettivo preciso di Jeff Beck sia stato quello di replicare, per quanto possibile, lo spettacolo del maestro. Così al microfono prende posto Imelda May, atipica ma bravissima cantante blues britannica, che mescola la sua voce con quelle di Beck e del marito Darrell Higham, che degnamente dirigono la band con le proprie chitarre.
Difficile trovare punte qualitative, il livello è sempre altissimo, la chitarra
di Jeff Beck è onnipresente; tentando una menzione forse Cry me a river,
oppure New Orleans.
Ad arricchire il tutto, anche special guests molto ben selezionati: Trombone Shorty che ovviamente imperversa in Peter Gunn, Brian Setzer che rende più unica di quanto non sia già Twenty flight rock.
Un disco che non inventa nulla di nuovo, anzi va molto indietro nel tempo, ma per ciò che rappresenta e per come è suonato non ti ci staccherai mai prima della fine, anzi probabilmente ricomincerai da capo.