L’ORLANDO FURIOSO DEL 2011

REINTERPRETATO MA BEN RISPETTATO

 

di Alessandro Tozzi

 

LUDOVICO ARIOSTO – ORLANDO FURIOSO

Con gli attori della Compagnia Onda d’Urto, Carla Tatò e Carlo Quartucci come voci videonarranti

Produzione Onda d’Urto Teatro

Fiumicino (RM), Villa Guglielmi, 26 luglio 2011

 

Un tuffo nei ricordi letterari dei tempi del liceo, un teatro un po’ tradizione un po’ avanguardia per certe particolarità, accenni di danza, scenografie surreali, il frasario tipico del ‘500, il paradosso dell’interazione tra attori in scena e voci narranti visibili attraverso 3 maxi-schermi, elementi di scena meccanici con tanto di “facchini” addetti al loro funzionamento, le avvolgenti musiche della Piccola Banda Ikona.

Tutto questo offre la Compagnia Onda d’Urto rappresentando un classico della nostra letteratura con pieno rispetto, al massimo utilizzando qualche immagine di guerre e cataclismi più moderni dagli schermi.

La storia, ben nota ai più letterati, intreccia amore, odio e gelosia sullo sfondo della disputa tra pagani e cristiani: le “difficili storie” sono quelle tra Ruggero e Bradamante e tra Orlando e Angelica, poiché tra esponenti di opposte fazioni, quest’ultima condita amaramente dalla follia della gelosia di Orlando nel sapere l’amata Angelica tra le braccia di Medoro. Di qui la famosa perdita del senno, finito per incantesimo sulla Luna e in seguito recuperato dal prode Astolfo dopo un lungo volo col suo grifone.

La ricerca della pace sentimentale mentre là fuori infuria la guerra, pullulano gli intrighi, le alchimie, le magie.

Ad un certo punto le immagini proiettate passano ai drammi più recenti, il nazismo, le guerre del ventesimo secolo; invece sulla scena il grifone metallico sospinto a mano porta Astolfo sulla Luna, oppure una nave metallica, in pratica una scheletro, accompagna Orlando nel suo turbolento vagare.

Le macchine di ferro hanno un colpo d’occhio impressionante, ma anche i personaggi sono spesso trasportati su cubi a rotelle, l’effetto antichità è garantito. Qualche attore è perfino costretto a qualche acrobazia; il tutto ben si concilia con le armature, i costumi, la guerra che si svolge sullo sfondo.

Sono icone accostate, sono istantanee che prendono vita l’una vicina all’altra, anche per lottare, per poi tornare immobili al momento di uscire di scena. Si alternano fotogrammi e film d’azione, in modo irregolare, direi quasi irrazionale, esattamente come irrazionale è per definizione l’amore e ancor di più la gelosia, per non dire della guerra.

Questa sorta di immobilismo a tratti, insieme alla cupa interpretazione delle voci fuori campo, danno la giusta solennità alla rappresentazione, con questi ritmi che schizzano e rallentano.

D’altronde se la missione da compiere è quella di recuperare il senno di Orlando rinchiuso in un’ampolla sulla Luna, uscire un po’ dalla logica convenzionale ci sta tutto, e questi ragazzi dell’Onda d’Urto lo fanno con molta passione.

 

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