PANARIELLO ESISTE, ECCOME!
REPERTORIO COMPLETO RIPROPOSTO A OSTIA ANTICA
di Alessandro Tozzi
Ostia
Antica, Anfiteatro Romano, 22 luglio 2011
Dopo i trionfi registrati tra la fine del 2010 e la prima metà del 2011, insieme al Natale in Sudafrica, così tanto per arrotondare, il popolare comico toscano ripropone il suo one man show all’aperto, nella spettacolare cornice del Teatro Romano di Ostia Antica, dove si annusa storia ad ogni passo.
Lo spettacolo è in linea di massima quello conosciuto, quello che ha riempito i teatri di tutta Italia durante l’inverno, ma è un piacere rivederlo.
Naturalmente
riproposti tutti i personaggi di fantasia che lo hanno reso popolarissimo negli
ultimi anni, anche attraverso famosi spot pubblicitari: si rivede così la
pettegola Signora Italia, sempre alle prese con la sua pettinatura ma mai capace
di perdersi una chiacchiera, si rivede il riccone Naomo, particolarmente
abbronzato forse perché siamo in luglio, sprezzante dei soldi onestamente (?)
guadagnati. Ma restano esilaranti anche il disoccupato per niente infelice
Silvano, con tanto tempo libero a disposizione per dare la sua versione di tutti
i fatti della vita e dello scibile umano, Pierre e il suo tormentone doc Si
vede il marsupio? E soprattutto Luingi, lo strampalato maestro di ballo
brasiliano, l’unico brasiliano a non soffrire la saudade.
Qua
e là, tra i personaggi interpretati e le canzoni-omaggio, battute per ridere e
riflettere: in fondo lo stesso titolo dello spettacolo sembra voler dire: ma
quello che vediamo, quello che viviamo, è realtà o pura fantasia come avviene in
uno spettacolo? Non sarà che la realtà supera qualsiasi fantasia, nel bene e
soprattutto nel male?
Perciò gli argomenti sfiorati attraverso battutine all’apparenza innocenti sono gli animali maltrattati, i mali della nazione e della politica, la finzione della televisione che col suo potere impone falsi miti, segno quest’ultimo di particolare onestà intellettuale per uno che il mondo della televisione lo vive e neanche poco, come un mondo virtuale che nasconde per forza un marcio da non rivelare.
Comunque
l’animo contestativo di Panariello è sempre e comunque basato sull’ironia, mai
sull’invettiva vera tipica magari di altri artisti, anche altrettanto grandi,
che hanno fatto della voce grossa la propria scelta di campo. Lui in pochi
minuti fa una battuta che ti fa pensare a certe scelleratezze sociali del nostro
paese e poi veste i panni della Signora Italia con le sue frivolezze.
Durante la serata i cambi d’abito, materiali e intellettuali, sono molti e questa è un’abilità che appartiene solo ai fortissimi. Poi lui ha un asso nella manica non da tutti: quel soave accento toscano che dà il tocco finale alla comicità e alla simpatia.