LE PISTOLE ALLA TEMPIA DA VERONA
OMONIMO DEBUTTO DEL QUINTETTO
di Alessandro Tozzi
LE
PISTOLE ALLA TEMPIA – LE PISTOLE ALLA TEMPIA – LACTOBACILLUS RECORDS - 2011
Produzione: Antonio Cupertino & Max Carinelli
Formazione: Fabio Dalai – voce; Marco Vincenzi – voce e chitarra; Marco Patrimonio – voce e chitarra; Stefano Bonadiman – basso; Fabrizio Facciotti – batteria
Titoli: 1 – Così fan tutti; 2 – L’infedele; 3 – Democratica; 4 – Non esisti; 5 – Lascia stare le parole; 6 – Finalmente; 7 – L’ultima pietà; 8 – Vicino
Le Pistole alla Tempia da Verona sono un mix di un po’ di tutto: testi che fanno riflettere ma non di contestazione becera e basta, composizioni che intrecciano generi e suoni.
Sotto
la guida tecnica di Antonio Cupertino (Verdena e Calibro 35 nei suoi trascorsi)
e Max Carinelli aprono il loro debut-album con Così fan tutti, ampiamento
diffuso su YouTube, che è un pezzo coi tempi e il sound del metal vero, quello
quasi d’altri tempi, con tutti gli strumenti protagonisti, nonostante il cantato
di Fabio Dalai non sia propriamente urlato. Il video stesso è un’adrenalinica
sequenza di persone famose e non famose con la pistola alla tempia.
Poi in altri episodi la voce si fa più Battisti, parlo di Non esisti, in altri ancora mi ha fatto venire in mente Silvestri (Lascia stare le parole), ma mantiene sempre un certo piglio.
Ad
esempio la lenta ma decisa Democratica, spietata fotografia di una
nazione e di una falsa repubblica, tenuta sempre su dalla voce di Dalai e
corredata di un’epica cavalcata chitarristica centrale e di arguti concetti come
“Quello che non ho non mi mancherà” che può essere preso a summa del contenuto
del brano e dell’intero album.
Finalmente è l’unico momento in cui la voce picchia un po’ di più, per lasciare poi spazio alle chitarre sibilline dei due Marco, Vincenzi e Patrimonio, che concludono in crescendo sulla potenza ritmica di Bonadiman al basso e Facciotti alla batteria.
I due pezzi di più basso profilo sono L’infedele e L’ultima pietà, ma almeno il secondo va ricordato per un’altra apoteosi chitarristica finale.
Invece il disco si spegne lentamente con atmosfere psichedeliche ed effetti horror, si ferma più che finire: è la conclusiva Vicino che sembra, o pretende, o si illude, fate voi, di aver focalizzato la comunione tra metal e musica d’autore italiana, tra rock e progressive.
Un disco con cui Le Pistole alla Tempia rischiano una difficile classificazione, che potrebbe rivelarsi buono per tutti e per nessuno, ma nel quale danno sfoggio delle loro notevoli cognizioni e influenze musicali, e soprattutto di preparazione e dedizione.