PETER HAMMILL, DOPPIO LIVE SOLISTA

UN DISCO AL PIANO E UNO ALLA CHITARRA

 

di A. T.

 

PETER HAMMILL – PNO, GTR, VOX – FIE! - 2011

Produzione: Peter Hammill

Formazione: Peter Hammill – voce, piano e chitarra

Titoli CD1 – What if I forgot my guitar?: 1 – Easy to slip away; 2 – Time heals; 3 – Don’t tell me; 4 – Shell; 5 – Faculty X; 6 – Nothing comes; 7 – Gone ahead; 8 – Friday afternoon; 9 – Traintime; 10 – Undone; 11 – The mercy; 12 – Stranger still

Titoli CD2 – What if there were no piano?: 1 – Comfortable; 2 – I will find you; 3 – Driven; 4 – The comet, the course, the tail; 5 – Shingle song; 6 – Amnesiac; 7 – What’s it worth; 8 – Ship of fools; 9 – Slender threads; 10 – Happy hour; 11 – Stumbled; 12 – Central hotel; 13 – Modern; 14 - Ophelia

 

Peter Hammill da più di quaranta anni si divide tra i Van der Graaf Generator e una carriera solista ricca sempre di imprevedibilità.

Stavolta la pensata è quella di un doppio live con due dischi ben separati, dal contenuto indicato dai loro stessi sottotitoli: il primo, What if I forgot my guitar?, lo vede seduto al piano davanti ad un microfono, nell’interpretazione di tanti suoi classici con solo il piano e la sua voce. Il secondo, dal titolo What if there were no piano?, si caratterizza invece per l’assenza del piano stesso e per la presenza della sola chitarra.

Insomma i due strumenti in cui Peter Hammill eccelle da sempre ci sono, anche se disgiunti l’uno dall’altro. Si potrebbe dire che il suo terzo strumento, la voce, non è quella di un tempo e comunque non parliamo di un mostro come cantante, ma in molti di questi brani c’è un valore aggiunto che è quello di interpretazioni bollenti, quasi direi sofferenti.

C’è un’intensità, una solennità che difficilmente si ascolta anche nei Van der Graaf Generator, forse perché la dimensione solista comporta sempre un’automatica libertà assoluta; solo questa può dare un interesse soprattutto al primo disco, che altrimenti sarebbe pertinenza esclusiva dei fans storici. Time heals e Faculty X sono gli episodi di rilievo che segnalerei.

Forse qualcosa di più avvincente per l’ascoltatore “neutrale” lo si avverte nel secondo disco, con le atmosfere romantiche e roventi insieme di Amnesiac o l’utilizzo intelligente della voce di I will find you. La conclusione di Modern merita menzione a parte per pathos; se fosse stata sostenuta da una voce adeguata sarebbe stata una meraviglia.

Un disco solista non di un artista che semplicemente canta e suona, ma vive i pezzi e li fa vivere, ma per genere e particolarità non può che essere un prodotto destinato in modo pesantemente prevalente agli estimatori storici di Peter Hammill e Van der Graaf Generator.

 

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