LA FINESTRA SUL PORCILE AL TEATRO 7
AZZECCATA LA PARODIA DI HITCHCOCK
di Alessandro Tozzi
ANDREA
PLITHAKIS – LA FINESTRA SUL PORCILE
Regia Massimiliano Zeuli
Con Andrea Plithakis, Francesca Palmas, Armando Puccio, Bruno Governale, Anna Chiara Mantovani
Produzione Overlook e Due di Picche
Roma, Teatro 7, dal 20 al 25 settembre 2011
James (Andrea Plithakis) è un mediocre scrittore di romanzi horror che nutre sogni di gloria e si ispira all’amato/odiato (a causa dell’invidia che lo rode) maestro Stephen King tentando pietosamente di esserne all’altezza, ma l’ispirazione scarseggia.
Chissà come mai ad un certo punto immagina di trovare la giusta ispirazione in una fatiscente fattoria di Alatri (paesello in provincia di Frosinone che ben si presta all’ambientazione “agricola”) spacciata spudoratamente per Bed & Breakfast dal proprietario John (Armando Puccio), in bolletta sparata e perciò disposto a tutto.
Tutta la costruzione comica della ben riuscita parodia (trattasi di una reinterpretazione, in realtà molto libera, del film-capolavoro di Alfred Hitchcock Una finestra sul cortile del 1954) si basa su questi due personaggi disperati, uno pronto a tutto per vedere concluso il suo romanzo di successo, l’altro semplicemente per tirare a campare e farla finita con la miseria.
Prima di partire James resta vittima di un piccolo incidente che lo costringe su una sedia a rotelle, e tra una pastiglia e l’altra, tra un’elucubrazione mentale e l’altra, sotto la suggestione di una presunta casa infestata dagli spiriti che si trova proprio di fronte alla camera, cominciano a manifestarsi in lui strani sintomi e soprattutto visioni “mistiche”.
I ritmi sono tutti buoni e gli interpreti sono tutti molto abili, dal rozzo contadino, particolarmente esilarante in alcuni tratti, al solenne spirito ispiratore che compare di tanto in tanto a James (Bruno Governale) per dargli i suggerimenti del caso per perfezionare la sua opera, molto bravo anche nel dare cipiglio alle conversione attraverso un uso “aulico” della voce.
Emergono tutti, però, i dubbi sulle illusioni inseguite dall’uomo e dalle sue debolezze, per chi voglia comunque trovare una morale e non limitarsi all’aspetto più divertente della rappresentazione; vale davvero la pena di dare tutto per un solo obiettivo, qualunque esso sia?