QLUSTER, PROGETTO PER POCHISSIMI
CON “FRAGEN” INIZIA UNA TRILOGIA ANNUNCIATA
di Alessandro Tozzi
QLUSTER
– FRAGEN – BUREAU-B - 2011
Produzione: Qluster
Formazione: Hans Joachim Roedelius – piano e tastiere; Onnen Bock – elettronica
Titoli: 1 – Los geht’s; 2 – Auf der alm; 3 – Zartbitter; 4 – Wurzelwelt; 5 – Funf nach eins; 6 – Haste tone; 7 – Josef Z.
Hans Joachim Roedelius è un arzillo vecchietto tedesco di 74 anni con almeno 50 dei quali trascorsi a sperimentare tutto il mondo conosciuto in musica.
La curiosità è che non vuole saperne di abbandonare il nome dei suoi progetti, prima Cluster, poi Kluster, ora Qluster, in accoppiata con un trentottenne Onnen Bock dopo i trascorsi con lo svizzero Dieter Moebius.
Questo disco viene annunciato come l’inizio di una trilogia che nel 2011 dovrebbe prevedere in tutto due studio albums e un live, staremo a vedere in quale ordine.
Intanto
questo Fragen è rilassante e inquietate al tempo stesso, difficile
classificarlo: potremmo chiamarlo genericamente sperimentale, o ambient con
qualche tocco industrial, ma contiene tanta elettronica da far pensare al new
age, o alla cosiddetta avanguardia pura.
Ma la verità è che è un prodotto unico nel suo genere (quale?): nessun brano ha una vera struttura, nessun ritmo, nessun tempo, non compaiono parti cantate, ma solo il piano del leader e gli effetti abilmente introdotti da Onnen Bock, i trambusti vari, i gemiti animali, lo scrosciare d’acqua, i miagolii di Josef Z.
Non c’è forma, non c’è scheletro in questi brani. Solo qualche ripetizione, ad esempio in Los geht’s, ma in ordine sparso, senza alcuna logica, almeno apparentemente.
E’
tutto un incanto, sembra di essere in contemplazione su una nuvoletta del
Paradiso, non c’è mai un accenno ad un cambio di passo, tutto è statico nella
sua perfezione, almeno per gli amanti del genere. Roba quasi da crisi mistica, o
al più in qualche momento ho avuto la sensazione di certe musiche da film
horror, quelle turbative che precedono le emozioni violente.
Potrebbe ravvisarsi una piccola eccezione nell’approccio melodico della seconda parte di Auf der alm, ma è davvero troppo poco per imprimere qualcosa nei ricordi di chi non mastica questo genere.
Per i meno elevati come il sottoscritto un lavoro di difficile digestione. Prodotto a dir poco di nicchia.