FINALMENTE CETTO SCENDE IN CAMPO
di Alessandro Tozzi

GIULIO MANFREDONIA – QUALUNQUEMENTE
Con Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano, Salvatore Cantalupo, Antonio Gerardi
Commedia, durata 96 minuti – Italia 2011 – 01 Distribution – uscita 21 gennaio 2011
Antonio Albanese trasferisce il geniale personaggio televisivo di Cetto sul grande schermo, e la scelta appare ben precisa: l’intento è quello di far ridere ma anche riflettere, ha scelto la sua paradossale comicità, piuttosto che un’arrabbiatura, per operare una denuncia di ciò che sono i nostri tempi.
E la cosa avviene in modo inconsueto: Cetto La Qualunque (Antonio Albanese) scende finalmente in politica e si candida a sindaco di Marina di Sopra fronteggiando il rivale storico De Santis (Salvatore Cantalupo), portatore assolutamente non sano di legalità, il paladino degli oppressi, il difensore civico naturale dei vessati e tutto quel che volete.
Il fatto comico e tragico è quello di vedere la campagna elettorale di Cetto, portata avanti con scorrettezze d’ogni specie e sotto certi consigli di Jerry (personaggio-capolavoro interpretato da Sergio Rubini), una sorta di consulente ingaggiato per curare l’immagine di Cetto, che necessita una ripulita, poiché di ritorno da una lunga latitanza.
Gli uomini dello staff di Cetto hanno la dicitura “calabrese” scritta in faccia, quasi non occorre sentirli parlare. Sono state riunite le provocazioni sui mali storici della nazione, ma anche del Sud in particolare; nel personaggio di Cetto ognuno può divertirsi ad individuare il personaggio che preferisce, probabilmente l’attualità offre soluzioni in quantità.
E’ così che Cetto finisce sulle spiagge ad abbordare formose ragazze “con un bel fisico da assessore” distribuendo loro biglietti da visita, è così che un locale intero si paralizza quando alla moglie, nella cassa del locale stesso, proprietà di famiglia, viene fatta la bizzarra richiesta di una ricevuta fiscale: atmosfera da mezzogiorno di fuoco!
Le gag buone per sorridere sono tantissime, ma l’elemento di riflessione finale è che Cetto si vanta di quel che è: non si vergogna di mandare in galera il figlio Melo (Davide Giordano) al suo posto, non si vergogna di costringerlo a lasciare la sua ragazza, colpevole di una misura di seno insufficiente. Si bea anche del fatto di far visita ad un’amica molto compiacente ogni volta che deve “riflettere” per prendere una decisione.
Il film è l’incarnazione del proverbio “Il fine giustifica i mezzi”. Il saporito condimento è il personaggio di Cetto, che se fosse vero lo riempiresti di botte, ma Albanese riesce a farci indignare e sorridere insieme, perfino quando manda all’avversario un sms… incendiario per festeggiare l’ingresso in politica.
Un film destinato probabilmente ad essere sempre attuale, basterà cambiare i riferimenti a seconda del momento storico.