LA RAGAZZA AFGANA
LA FOTOGRAFIA DI STEVE MCCURRY
di Sara Di Carlo
Museo
Macro Testaccio La Pelanda, 11 Gennaio 2012, Roma
Nella suggestiva location del Museo Macro Testaccio La Pelanda di Roma, ex mattatoio della città recuperato e destinato all'arte, si può ammirare la straordinaria mostra fotografica di Steve McCurry.
Un viaggio attraverso le immagini, incontrando popoli, tradizioni, usi e costumi, vite e ritratti degli abitanti della terra.
“La ragazza Afgana” è il celebre scatto di Steve McCurry che ha fatto il giro del mondo, finendo sulla copertina della rivista “National Geographic” nel 1985, ed è forse una delle sue immagini più significative e note al grande pubblico.
La
mostra inizia con un percorso video dove diversi filmati raccontano l'emblema di
questa “sconosciuta” bambina fotografata tanti anni fa: Steve McCurry torna nel
paese dove ha scattato la foto per cercare di rintracciarla. Un documentario che
racconta al visitatore, comodamente seduto su delle poltrone coloratissime a
forma di volto umano, la storia di questa avventura quasi impossibile: la
bambina, ormai adulta, potrebbe non vivere più in quel paese, potrebbe esser
mutata così tanto da non essere riconosciuta.
Le peculiarità di questa fotografia sono i colori, nonché la brillantezza degli
occhi della bambina che sfumano dall'azzurro al verde: elementi che saranno la
chiave di volta per ritrovarla. Dopo varie peripezie e “finte” ragazze afgane,
Steve McCurry nel 2002 riesce nel suo intento e fotografa di nuovo lo stesso
volto, ormai adulto.
Il
percorso quindi si snoda attraverso delle sfere, le quali ricordano un po' il
mappamondo ed i numerosi viaggi affrontati da McCurry, dove sono appese le
fotografie.
Iniziamo con una serie di ritratti di bambini, i quali testimoniano la vita e la
bellezza della nascita, per poi sviluppare con un filo conduttore magico di
immagini, la vita di una, o più, ipotetiche persone nell'arco della loro
esistenza sulla terra: vita, gioco, lavoro, guerra, amore, povertà, felicità,
gioventù, culti, riti e vecchiaia.
Bambini che si approcciano alla vita, al gioco, alla miseria, alla guerra:
bambini che crescono e diventano uomini e donne, assumendo i colori delle loro
terre, fieri di rappresentare la loro cultura, variopinti nei costumi,
concentrati e raccolti nei loro culti, circondati dalla bellezza della natura
che vivono nel quotidiano, o nella miseria che nonostante tutto non ruba loro il
sorriso.
Ritratti
dai colori vivi, emozionanti e dolcissimi: i bambini sanno incantare ma anche
rattristare, specie in un paio di ritratti di un impatto devastante. Vedere
bambini con le armi anziché con i giocattoli non è una immagine che resta
indifferente agli occhi di chi visita la mostra, per non parlare di coloro che
hanno subito la violenza delle guerre. Nel complesso, la fotografia di Steve
McCurry è una fotografia viva, colma di speranza e umanità.
L'uomo e la natura sono elementi che si intrecciano e si fondono nelle fotografie di Steve McCurry: l'uomo assume le sfumature della natura, talvolta si ritrova ad essere di semplice contorno, come quando una figura piccola piccola emerge tra il panorama verdeggiante di immense montagne, o di un uomo che si affaccia su di una vallata semi desertica dai colori tenui.
La
forza dei colori colpiscono nei riti dei popoli, come quelli indù ove le pelli
assumono colori talvolta blu, verdi e rossi.
Le terre d'oriente, come l'Afghanistan, Beirut, Cambogia, India e Birmania, con
i loro colori caldi si alternano alle terre occidentali con i loro colori più
tenui. Un omaggio anche ad alcune città italiane, tra le quali riconosco a colpo
d'occhio Roma e Venezia: fanno bella mostra anche dei particolarissimi scorci
della Sicilia e borghi dell'Umbria.
Tra i ritratti celebri si possono ammirare quelli di Aung San Suu Kyi e Robert
De Niro.
Una
mostra che risveglia nel visitatore la voglia di esplorazione, di viaggiare,
conoscere quei meravigliosi posti ed incontrare quelle persone, per fondersi
nelle loro culture.
Steve McCurry è un fotoreporter statunitense, il quale ha visitato e immortalato con la sua macchina fotografica numerose terre e popoli, ricevendo svariati premi e riconoscimenti per il suo lavoro.
Le fotografie saranno in mostra fino al 29 Aprile 2012.